Maenza Diego - Come Una Preghiera

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    Come Una Preghiera
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Maenza Diego - Come Una Preghiera краткое содержание

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Il Cristianesimo, visto attraverso gli occhi di un Prete e di una Monaca. Due storie dense di segreti e di sofferenza, perché i protagonisti stentano a riconoscersi nei loro peccati e rifiutano la realtà tangibile della propria debolezza umana. I personaggi sono semplici pedine di un racconto che intende portare un messaggio forte e terribile: c'è sempre qualcuno che ci giudica e che ci condanna, spesso a proprio esclusivo vantaggio. ALEXIS CUZME, scrittore, così dice.  ”Il libro  STRUTTURA DELLA PREGHIERA è un'opera mistica e teologica, che prende ispirazione dal famoso dipinto di Hieronymous Bosh IL GIARDINO DELLE DELIZIE e sulla base del quale il protagonista del romanzo, che è un sacerdote, rielabora a suo modo il comportamento e le debolezze degli esseri umani, dalla creazione al giudizio finale.” Citazione di VERONICA FALCONI, scrittrice.  Un prete tormentato dalla sua carnalità. Si tratta di un’ inutile lotta contro Satana o una prova inviatagli dal Cielo? Una novizia Incinta. E’ una trasgressione alle norme morali o un miracolo Divino contro lo scetticismo umano? Il libro è una mirabile carrellata di personaggi a volte di elevata spiritualità, a volte miseri nelle loro debolezze umane, che con le loro azioni mettono in discussione delle Verità teologiche. Narrato attraverso angolazioni diverse e strutturato nel pieno rispetto formale e tematico,COME UNA  PREGHIERA ci accompagna per mano in un universo di drammi esistenziali, ognuno teso verso la redenzione, che a volte sembra impossibile da raggiungere. Le virtù teologiche e i misteri della fede si fondono per dare origine a quella via crucis di sofferenze  originate dai sette vizi capitali, presentati come un bestiario, ognuno contrassegnato da un demone che ne diventa l’emblema: ASMODEO, la lussuria. BELFAGOR, la pigrizia. BELZEBU’, la gola. AMON, l’ira. LEVIATAN, la vendetta. MAMMONA, l’avidità. E LUCIFERO, l’orgoglio. Malgrado la crudezza delle espressioni, questo libro è un’opera altamente mistica.

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Abbi cura di me, Signore. Che sogno orribile. Aiutami, Signore, te ne prego! Non cederò mai alle lusinghe del peccato! Lo giuro, perché non sopporto più questa oscurità. I miei occhi non sopportano tutte queste tenebre!”

Mi alzo e cammino per la stanza, e sento il mio letto quasi freddo, ora che è privo del calore del mio corpo. Sbatto contro l'armadio, duro come l'oscurità che mi soffoca. Non riesco a trovare l'uscita che mi porta alla luce.

“Signore, guidami in questo esilio. Non lasciarmi vagare da solo!” Tocco il muro freddo con le mani, che subito mi si congelano. “Guidami, Signore! —continuo a urlare, invano— questa casa è così triste, così sola e così grande che Padre Misael non può sentirmi. Ma tu, Signore, mio amato Padre, che ascolti i lamenti di tutti i tuoi figli, guida le mie gambe verso la tua luce, portami fuori da questa oscurità e promettimi di starmi vicino fino alla fine dei miei giorni! Prometto di offrirti la mia vita ogni mattina. Prometto di adempiere le penitenze del tuo mandato divino. Confido in te, Signore, diletto Padre. La tua parola sarà una lampada ai miei piedi e una luce nel mio cammino. Lo so, Signore, confido pienamente in te. Dirigimi verso la luce. Guidami alla tua luce!”

*

La porta si apre e il ragazzo, scalzo, bussa alla camera da letto del sacerdote. Ha dovuto attraversare il lungo purgatorio del corridoio che separa le stanze come se fosse la soglia infinita tra inferno e paradiso.

*

E viene da me con le membra tremanti e i denti che battono, gelidi e spettrali.

“Ho fatto un sogno orribile, padre. Ho sognato un burattino tra i denti di un'enorme bestia. Sono quasi morto dal terrore. Aveva enormi occhi rossi e mi guardava, mentre mi teneva in bocca, perché quel fantoccio ero io! E come mi guardava! Sbuffava come un toro e la sua bava era liquida e appiccicosa, disgustosa! Era tutto buio. Ma i suoi occhi no, oh Dio, i suoi orrendi occhi!”

Allora io gli dico: “Vieni, figlio caro”.

E lo accolgo nel mio letto e sorrido dentro di me, per la sua paura infantile del buio.

*

Vieni, giovanotto. Entra, trionfante nella tua Gerusalemme, dove sei acclamato.

*

Ancora una volta, padre Misael non riuscirà a dormire mentre, guardando fuori dalla finestra e con il ragazzo che riposa nel suo letto, brama solo un bicchiere di vino; non il sacro calice che si trasforma nel sangue del Signore, ma quello materiale, che placa i nervi e allenta il desiderio represso di penetrare un uomo.

Laggiù, anche la città sta dormendo. Non si vede nessuna luce alle finestre, e così lui capisce che è l’unico a non dormire, che è solo nel suo tormento. È una solitudine senza pause o interruzioni. Non ne esiste una uguale...

Il mondo non lo avrebbe mai capito. Neanche lui capiva. E perfino Dio, nella sua infinita saggezza e con il suo sguardo onnipresente, non avrebbe capito. Nessuno poteva capirlo...

LUNEDI’

Preghiera e bestemmia

…sia santificato il tuo nome….

Il petto sussulta e un terremoto in miniatura scaturito dai bronchi si allarga alla cavità toracica, germina negli anelli della trachea e lì provoca una risposta inconscia e automatica scatenata da milioni di bacilli avidi di sostanze, che si riversano, convulsivamente, su faringe e laringe. La microscopica valanga rovina giù e si espande con il suo sisma fino all’epiglottide, facendola vibrare. Il piccolo ciclone riverbera nella membrana ipofisaria e distribuisce l'infiammazione tra naso e palato, causando congestione nell’atto inconscio del russare.

*

Ho trascorso l'intera mattinata nella veglia, implorando la misericordia del Signore, ascoltando il sussurro delle mie giaculatorie mischiate al respiro secco del ragazzo. Il suono spettrale dei suoi polmoni, infiammati e pieni di muco, è stato ulteriore stimolo alla mia veglia.

Per prima cosa, chiamerò il dottore. Ogni volta in cui ero tentato di spogliarlo mentre era ancora incosciente e contemplare la sua meravigliosa nudità, la preghiera mi ha aiutato a reprimere i miei istinti e a comportarmi come un figlio di Dio. Segui le orme del Cristo, e non cedere alle lusinghe del male!

Voglio servirti Signore e sconfiggere la tentazione del diavolo e urlargli che l'uomo non vive di sola carne. Lui cerca di tentarmi, di allontanarmi da te, o diletto Padre, ma io obbedirò per sempre solo ai tuoi insegnamenti.

*

Tomas vede le ombre dove non ci sono. Le inventa. A volte, durante le assolate mattine estive, insegue lucertole, animali che scivolano tra i muri di pietra del giardino, tra le fessure delle pietre del cortile, tra i buchi sotto le finestre, da dove escono per prendere il sole. Tomas li rimprovera con il suo abbaio da vecchio, con grossi e lenti grugniti e qualche sprazzo di energia. Qualche rara volta, però, l’ho visto fare piazza pulita di questi piccoli nemici con insolita energia, come se il suo istinto di cacciatore fosse ancora vivo e il suo sentimento di Cerbero part —time brillasse in lui, alla difesa del suo territorio. In quei rari momenti piomba con improvviso coraggio, tirato fuori da chissà quale zona nascosta della sua anima incartapecorita, sull'insetto strappato dalla sua tana sotto il vecchio mandorlo, e lì lo finisce, tra abbai furiosi e salti da grillo.

Ma di solito è la sua stanca immaginazione che, nel crepuscolo di una imminente cecità esacerbata da una logora acutezza olfattiva, dà vita ai demoni che lo tormentano da sempre. Mi dico, dopo averlo osservato, che dopo tutto non siamo così diversi. Semplici animali istintivi che soccombono ai capricci della propria natura. Saremmo uguali, se non fosse per la nostra anima umana. Grazie, amato Dio, per aver infuso lo Spirito in noi!

*

Ho celebrato l'Eucaristia senza la presenza del ragazzo e, sebbene una mano caritatevole mi abbia aiutato a spargere l'incenso, non era come averlo qui con me. Non vederlo per un paio d'ore è stato un tormento maggiore di averlo disteso a pochi centimetri dal mio corpo, e sul mio letto.

*

Il medico ha fatto la diagnosi.

“Si tratta di una brutta influenza che gli sta consumando le difese —mi dice con voce seria e il sorriso di prassi— ma con un paio di giorni di riposo e una buona dose di farmaci si riprenderà completamente”.

Entrando in stanza, i cardini arrugginiti dal tempo della mia porta cigolano così fortemente che restiamo entrambi scossi da quel violento rumore. Dopo di ciò, il dottore si gira solennemente verso di me con gli occhi bassi, in attesa della benedizione. Traccio una croce in aria proprio a livello della sua faccia, quindi lo saluto con una preghiera. Il ragazzo si riaddormenta, continuando a respirare con difficoltà. Gli metto la mano sulla fronte, per vedere se ha la febbre, ma l'unica cosa che ottengo è il mio corpo che inizia a tremare e il rivolo di sudore nervoso che mi riempie il palmo delle mani.

*

Ho provato a concentrarmi sul mio lavoro d'ufficio e scambiato qualche breve, stupida chiacchiera con i miei parrocchiani. Finalmente libero, cammino lungo il selciato della diga, proprio sulla riva del fiume che collega questa piccola città alla città vicina, e vengo assalito da una leggera brezza che, fischiando, mi scompiglia come sempre i capelli. La fine dell'estate è piena di rumori sommessi. Le rondini riempiono il cielo dei loro archi mentre si organizzano per la migrazione annuale verso ovest, e fanno grandi schiamazzi, poiché tra questi uccelli, che festeggiano la vigilia del loro viaggio decorando allegramente le panchine del parco, le auto, i marciapiedi, le piazze e i passanti, regna l’anarchia totale.

E’ mentre cammino in prossimità del parco che il trillo argentino di questi minuscoli uccelli, raggruppati sui fili elettrici o che turbinano impazziti tra il frastuono del traffico, si fa più vivo e presente. Continuo la mia marcia attraverso il vicolo più nascosto di questa piccola città, una stretta strada pedonale che è diventata la mia zona preferita, ogni volta che sono costretto a passare di qui per fare la spesa. Qui tutto è serenità, senza motori rumorosi e clacson fastidiosi.

Ma di colpo vengo aggredito dalle parole oscene che provengono dalla sala del biliardo, inaugurata proprio pochi giorni fa. Gli insulti, sempre più violenti, salgono via via di tono e hanno la voce di un ragazzo giovane, evidentemente non intimidito dalla mole del suo nemico il quale, a giudicare dal numero di tatuaggi tribali che mostra orgoglioso sul proprio corpo, sembra un detenuto appena uscito di prigione.

Decido di allontanarsi alla svelta ma, proprio mentre credo di essere in salvo, mi accorgo che i due hanno cominciato a prendersi a pugni. Corro verso il corso principale. Cammino veloce, cercando di dimenticare il ragazzo. Ma né il trambusto delle macchine, né gli ululati di guidatori furiosi con il piede pronto sul pedale dell’acceleratore, né la pioggia di clacson che mi piomba addosso come una valanga, e nemmeno la recente paura dei pugni mi fanno smettere di pensarci e non alleviano di un briciolo la mia tortura.

Cerco di distrarmi pregando perché la rissa nel vicolo si risolva senza troppi danni. Finalmente, giungo a destinazione, ma senza essermi scrollato di dosso l'enorme masso che grava sulle mie spalle.

*

Il mercato è una fucina di suoni. L’ambiente è pieno di urla dei commercianti desiderosi di vendere frutta, legumi, cereali, cibo di ogni sorta, e danno un tocco di euforia tipica dei luoghi affollati. Come sempre, mi avvicino alla zona del pesce e chiedo la mia solita spesa del lunedì.

“Eccolo, padre!” mi dice Leandro, il pescivendolo che mi conosce da anni, mentre avvolge con ruvidezza il pesce freschissimo in vecchi fogli di giornale. Quando esco dal mercato, sento le sirene della polizia squarciare l’aria con il loro grido, il che richiama un capannello di gente, avida di vedere coi propri occhi quello che è successo. Mentre passo vicino al vicolo della rissa, noto che l’uomo grosso e prepotente è stato ammanettato e viene fatto entrare a forza nella macchina di pattuglia. Dal giovane coraggioso non c’è traccia. Me ne vado, immaginando che ancora una volta la rissa da bar è finita in tragedia.

L'immagine del ragazzo è ancora dentro di me, il ricordo della sua voce mi pulsa nei timpani come coniata da un angelo. Capisco che la mia è una blasfemia più grande delle imprecazioni dell’ uomo coi tatuaggi. Prego con ardore, mentre torno a casa.

*

La signora Salomè continua a spazzare il pavimento senza curarsi di me, e sotto lo sguardo vigile di Tomas. Si è abituata ormai alla mia presenza sul divano, alla mia consueta prostrazione che mi spinge a strane smorfie, che lei non aveva mai visto prima. A volte mi rendo conto che forse sono io ormai assuefatto alla sua ombra che si muove per la casa. Mi annoio e vado in camera mia.

*

La musica mi scivola nel profondo dell’anima e vi si rifugia dentro, con la sua alchimia melodica. Chiudo gli occhi ed entro in un altro mondo più piacevole, in un luogo costellato di gioie infinite, in un paradiso fatto di fiori, tulipani, dalie, agerati, crisantemi, orchidee, gigli, dove perdersi è una benedizione. È l'unico modo per sfuggire al pensiero fragile e incessante che mi tormenta...

*

Un accesso di tosse scuote il corpo del giovane. La forza, che comprime e rilascia violentemente il diaframma, emana dai polmoni e irrompe con asprezza scivolando grossolanamente attraverso la sua lingua, e poi alle corde vocali, che trasformano l'impulso in un suono rauco e oscuro. La tosse si materializza nel muco schiumoso che gli attraversa la gola e che egli sputa con violenza fino alla finestra, e da lì nel giardino. Il ragazzo tossisce a lungo, con brevi pause che gli permettono a malapena di respirare e di attenuare il forte dolore alla gola. Nel contempo, l'abbaiare impetuoso di Tomas risuona per l'intera casa, malgrado egli si trovi nel cortile, e mi dico che forse ha trovato davvero qualche insetto strisciante o qualche animaletto nascosto. O forse è l’ennesima fantasia dei suoi vecchi sensi.

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