Volodyk - Paolini1-Eragon.doc
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Mentre Brom lavorava, Eragon riparò il suo zaino e sistemò le provviste. La giornata volgeva al termine quando ebbero finito. Esausto. Brom posò la sella su Saphira e controllò tutte le cinghie. Fece qualche modifica, poi la tolse, soddisfatto.
«Hai fatto un ottimo lavoro» dovette ammettere Eragon.
Brom chinò il capo. «Ho cercato di fare del mio meglio, dovrebbe andarti bene; la pelle è abbastanza robusta.»
Non vuoi provarla? chiese Saphira.
Magari domani , disse Eragon, e ripose la sella con le coperte. Adesso è troppo tardi. In verità, non aveva molta voglia di volare di nuovo, non dopo il disastroso risultato della prima volta. Prepararonouna cena veloce, semplice ma gustosa. Mentre mangiavabo. Brom guardò Eragon oltre il fuocoe chiese: «Partiremo Domani?»
«Non c’è ragione per restare.»
«Suppongo di no.» Si dondolò , un po’ teso. «Eragon, mi rincresce davvero per come sono andate le cose. Non avrei mai voluto che accadesse. La tua famiglia non meritava una simile tragedia. Se potessi fare qualcosa per tornare indietro, lo farei. E’ una situazione drammatica per tutti noi.» eragon rimase in silenzi, evitando lo sguardo di Brom. Il vecchio disse: «Avremo bisogno di cavalli.»
«Tu, forse, ma io ho Saphira.»
Brom, scosse il capo. «Non esiste cavallo al mondo che possa tenere dietro a un drago volante, e Saphira è troppo giovane per portarci entrambi. E poi sarà più sicuro se viaggiamo insieme, e a cavallo faremo prima che a piedi.»
«Ma così sarà più difficile raggiungere i Ra’zac» protestò Eragon.«In sella a Saphira, potrei trovarli in un giorno o due. A cavallo ci vorrà molto di più…se mai sarà possibile rintracciarli via terra!» Brom disse lentamente: «E’ un rischio che devi correre, se vuoi che venga con te.» Eragon riflettè:«D’accordo» borbottò. «prendiamo i cavalli. Ma dovrai comprarli. Io non ho soldi, e non voglio rubare ancora è sbagliato.»
«Dipende dai punti di vista» lo corresse Brom con un lieve sorriso. «Prima che ti imbarchi in questa avventura, ricorda che i tuoi nemici, i Ra’zac, sono servi del re. Saranno protetti ovunque andranno. Nessuna legge li ferma. Nelle città otterranno abbondanti provviste e incontreranno servitori ossequiosi. E ricorda che per Galbatorix niente è più importante che arruolarti o ucciderti, per quanto dubito che la notizia della tua esistenza lo abbia già raggiunto. Più a lungo riesci a eludere i Ra’zac, più disperato diverrà. Saprà che giorno per giorno tu diventerai più forte e che ogni momento che passa è un'occasione per unirti ai suoi nemici. Devi stare molto attento, perché potrai facilmente trasformarti da cacciatore in cacciato.»
Eragon rimase colpito da quelle parole e restò in silenzio a pensare, rigirandosi un rametto tra le dita. «Ora basta con le parole» disse Brom. «È tardi e mi fanno male le ossa. Potremo continuare domani.» Eragon annuì e ridusse il fuoco per la notte.
THERINSFORD
L
’alba era grigia, spazzata da un vento tagliente. La foresta era silenziosa. Dopo una leggera colazione. Brom ed Eragon spensero il fuoco e si misero gli zaini in spalla, pronti a partire. Eragon legò l'arco e la faretra a un lato dello zaino per poterli raggiungere facilmente in caso
di necessità. Saphira accettò la sella; l'avrebbe portata finché non avessero trovato i cavalli. Eragon fissò anche Zar'roc al dorso della dragonessa per poter viaggiare più leggero; per giunta, nelle sue mani, la magnifica spada non avrebbe avuto più valore di un bastone.
Si era sentito al sicuro nella radura tra i rovi, ma fuori di là ogni suo movimento era intriso di cautela, Saphira si alzò e prese a volare in cerchio. La vegetazione si assottigliava via via che si avvicinavano alla fattoria.
Rivedrò ancora questo posto, si disse Eragon davanti alle macerie della sua casa. Non può e non deve essere un esilio per sempre. Un giorno, quando sarà sicuro, tornerò... Drizzò le spalle e guardò a sud, verso le ignote terre barbariche.
Mentre camminavano, Saphira virò a ovest, verso le montagne, e scomparve alla vista, Eragon si sentì turbato vedendola andar via. Anche senza nessuno intorno, non potevano restare insieme. La dragonessa doveva nascondersi, nel caso che avessero incontrato qualche viaggiatore. Le orme dei Ra'zac erano lievi sulla neve che si andava sciogliendo, ma Eragon non era preoccupato, Era improbabile che avessero abbandonato la strada maestra, la via più rapida per lasciare la valle, e si fossero inoltrati nei boschi. Tuttavia, una volta fuori dalla valle, la strada si diramava. Sarebbe stato difficile scoprire quale direzione avevano preso i Ra'zac. Viaggiavano in silenzio, concentrati sull'andatura. Le gambe di Eragon continuavano a sanguinare dove le ferite si erano aperte. Per distogliere la mente dal dolore, disse: «Cosa sono in grado di fare esattamente i draghi? Hai detto che sai qualcosa delle loro capacità.»
Brom rise e fece un gesto in aria con la mano. Lo zaffiro dell'anello brillò. «Purtroppo si tratta di un ben misero qualcosa, in confronto a quello che mi piacerebbe sapere. Sono secoli che la gente tenta di dare una risposta alla tua domanda; perciò capisci bene che ciò che ti dirò sarà di necessità incompleto. I draghi sono sempre stati creature misteriose, anche se non per loro volontà. «Prima di rispondere alla tua domanda, però, sarà bene che ti illustri qualche principio essenziale sui draghi. Cominciare dalla metà di un argomento così complesso, senza conoscere le basi su cui si fonda, servirebbe solo a confonderti. Quindi partirò dal ciclo vitale dei draghi, e se non ti stanchi potremo proseguire oltre.»
Brom gli spiegò come si accoppiano i draghi e il procedimento di schiusa delle uova. «Sai» disse. «quando un drago depone l'uovo, il piccolo all'interno è già pronto a nascere. Ma aspetta, a volte per anni, che le circostanze siano favorevoli. Quando i draghi vivevano allo stato brado nella natura, tali circostanze venivano dettate di norma dalla disponibilità di cibo. Tuttavia, una volta stretta l'alleanza con gli elfi, ogni anno essi consegnavano un certo numero di uova, di solito non più di due, ai Cavalieri. I piccoli all'interno non decidevano di mostrarsi finché la persona destinata a essere il loro Cavaliere non si trovava alla loro presenza. Non si conosce il modo in cui lo avvertivano; di solito le persone si mettevano in fila e toccavano le uova, sperando di essere scelte.» «Vuoi dire che Saphira avrebbe potuto anche non nascere davanti a me?» domandò Eragon. «È possibile, se non le fossi piaciuto.»
Eragon si sentì onorato che fra tutti gli abitanti di Alagasëia la dragonessa avesse scelto lui. Si chiese per quanto tempo avesse aspettato, poi rabbrividì al pensiero di sentirsi chiuso in un uovo, immerso nel buio.
Brom continuò la sua lezione. Gli spiegò che cosa mangiano i draghi, e quando. Un drago adulto dedito a una vita sedentaria, disse, può trascorrere anche mesi senza nutrirsi, ma nella stagione degli amori deve mangiare ogni settimana. Alcune piante sono in grado di curare le loro malattie, spiegò, mentre altre li fanno ammalare, Essi hanno diversi modi di prendersi cura dei loro artigli e di pulire le squame.
Gli spiegò le tecniche da usare quando si attacca una sella a un drago e che cosa si deve fare se invece ci si trova a combattere contro uno di loro, a piedi, a cavallo o anche in groppa a un altro drago. Hanno il ventre corazzato, aggiunse, mentre le ascelle sono un punto debole. Eragon lo interrompeva di continuo per fare domande, e Brom sembrava lieto di rispondere. Le ore passarono senza che i due se ne accorgessero.
Quando arrivò la sera, erano giunti vicino a Therinsford. Mentre il cielo si oscurava e cercavano un luogo dove accamparsi, Eragon domandò: «Chi era il Cavaliere che possedeva Zar'roc?» «Un guerriero potente» disse Brom. «che ai suoi tempi incuteva grande timore e rispetto.» «Come si chiamava?»
«Questo non te lo dico» tagliò corto Brom. Eragon protestò, ma il vecchio non cedette. «Non voglio tenerti nell'ignoranza, ma ci sono informazioni che sono pericolose, e al momento servirebbero solo a distrarti. Non c'è ragione per cui io debba turbarti con certe cose finché non avrai il modo e la capacità di affrontarle. Il mio unico obiettivo è proteggerti da coloro che vorrebbero usarti per scopi malvagi.»
Eragon lo guardò, furente. «Sai una cosa? Credo che tu goda a parlare per enigmi. Ho una mezza idea di lasciarti qui, perché non li sopporto più, i tuoi giochetti. Se vuoi dirmi qualcosa, allora dimmela, invece di girarci intorno!»
«Calma. Tutto ti sarà svelato a tempo debito» disse
Brom in tono gentile. Eragon mise il broncio, per nulla convinto, .
Trovarono un posto adatto a trascorrere la notte e si accamparono. Saphira arrivò quando la cena era sul fuoco. Hai avuto tempo per procurarti del cibo? le domandò Eragon.
La dragonessa sbuffò divertita. Se voi due foste stati appena più lenti, avrei avuto il tempo di volare oltreoceano e di tornare.
Non c'è bisogno di offenderci. Sappi che andremo molto più spediti quando avremo i cavalli. La dragonessa esalò una nuvoletta di fumo. Può darsi, ma basterà per raggiungere i Ra'zac? Hanno un vantaggio di parecchi giorni e molte leghe, E temo che sospettino di essere seguiti. Per quale altro motivo avrebbero distrutto la fattoria in maniera così brutale, se non per indurii a dar loro la caccia?
Non lo so , rispose Eragon, turbato. Saphira si accucciò accanto a lui, e il ragazzo si abbandonò con piacere al suo ventre caldo. Brom si sedette dall'altro lato del falò a tagliuzzare due lunghi rametti. All'improvviso ne lanciò uno a Eragon, che lo afferrò con grande prontezza di riflessi quando quello volò sopra le fiamme crepitanti.
«In guardia!» esclamò Brom, alzandosi.
Eragon guardò il bastone che reggeva in mano e notò che era stato sagomato in modo da somigliare vagamente a una spada. Brom voleva combattere con lui? Che speranze aveva, quel vecchio? Se vuole che stia al suo gioco, d'accordo, ma se crede di potermi battere, avrà una grossa sorpresa. Si alzò mentre Brom aggirava il falò. Si studiarono per un momento, poi Brom si avventò contro di lui, roteando il bastone. Eragon tentò di bloccare l'assalto, ma fu troppo lento. Guai quando Brom lo colpì alle costole, e barcollò all'indietro.
Senza riflettere, si scagliò in avanti, ma Brom parò facilmente il colpo. Allora mirò alla testa del vecchio, ma all'ultimo momento deviò la traiettoria del bastone, con l'intenzione di colpirlo al fianco. Il sonoro schianto di legno contro legno riecheggiò nel campo. «Improvvisazione... bravo!» esclamò Brom con occhi scintillanti. Il suo braccio si mosse fulmineo, ed Eragon avvertì un'esplosione di dolore alla testa. Crollò come un sacco vuoto, stordito.
Un getto d'acqua fredda lo fece rinvenire; si alzò a sedere sputacchiando. Gli ronzava la testa; sentì una fitta al viso, e toccandosi scoprì un grumo di sangue rappreso. Brom torreggiava su di lui con una pentola di neve scipita. «Non dovevi farlo» disse Eragon infuriato, alzandosi. Gli girava la testa e si sentiva instabile.
Brom inarcò un sopracciglio. «Dici? Un vero nemico non ti tratterebbe con i guanti, e nemmeno io. Dovrei forse assecondare la tua... incompetenza per farti sentire meglio? Non credo proprio.» Raccolse il bastone che Eragon aveva lasciato cadere e glielo porse. «Di nuovo, in guardia!» Eragon fissò con aria stolida il pezzo di legno, poi scosse il capo. «Lascia perdere, ne ho avuto abbastanza.» Si volse per allontanarsi quando sulla sua schiena si abbattè un colpo violento. Si girò di scatto, ringhiando.
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