Volodyk - Paolini3-Brisingr

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Quel piccoletto rosso non è alla mia altezza, commentò Saphira. Se non ci fosse Murtagh a proteggerlo, lo bloccherei a terra e lo scuoterei per la collottola finché non si arrende e non accetta la mia vittoria.

«Ne sono sicura» disse Nasuada.

«Che cosa intendi fare, allora?» le chiese Eragon.

«Ci sono diverse alternative, e se vogliamo che qualcuna si riveli efficace dobbiamo intraprenderle tutte ad un tempo. Per prima cosa, non possiamo spingerci oltre all'interno del territorio nemico lasciando dietro di noi città di cui Galbatorix ha ancora il controllo. Significherebbe esporci ad attacchi da più parti e invitare il tiranno a invadere il Surda in nostra assenza. Dunque ho già ordinato ai Varden di marciare verso nord fino al guado più vicino e sicuro del fiume Jiet. Una volta attraversato il fiume, manderò dei guerrieri a espugnare la città di Aroughs a sud, mentre re Orrin e io avanzeremo con il resto delle forze fino a Feinster che, con l'aiuto tuo e di Saphira, soccomberà senza troppi sforzi.

«Mentre noi saremo impegnati nel noioso compito di attraversare la campagna, ho altre responsabilità da affidarti, Eragon.» Si sporse verso di lui dallo scranno. «Abbiamo bisogno del pieno appoggio dei nani. Gli elfi stanno combattendo nel nord di Alagaësia, i surdani si sono uniti a noi nel corpo e nella mente e perfino gli Urgali sono nostri alleati. Ma abbiamo bisogno dei nani. Senza di loro non ce la faremo mai. Soprattutto adesso che dobbiamo vedercela con soldati che non temono il dolore.»

«I nani hanno già scelto un nuovo re o una nuova regina?»

Nasuada fece una smorfia. «Narheim mi assicura che stanno procedendo spediti, ma come gli elfi, anche i nani hanno una concezione del tempo più dilatata della nostra. Procedere spediti per loro potrebbe significare mesi di consultazioni.»

«Non comprendono l'urgenza della situazione?»

«Alcuni sì, ma molti sono contrari ad aiutarci in questa guerra e cercano di ritardare le operazioni il più possibile nella speranza di insediare uno di loro sul trono di marmo di Tronjheim. I nani sono vissuti in clandestinità così a lungo che sono diventati pericolosamente sospettosi verso gli altri popoli. Se dovesse salire al trono un sovrano ostile ai nostri progetti, addio alleanza. Non possiamo permettere che ciò accada. E non possiamo nemmeno aspettare che risolvano le loro contese nei tempi consueti. Ma...» - e alzò un dito - «... da qui non posso intervenire in modo efficace nelle loro scelte politiche: sono troppo lontana. E anche se fossi a Tronjheim, non potrei garantire un risultato a noi favorevole; i nani non vedono di buon occhio che un estraneo si immischi nelle loro faccende di governo. Dunque voglio che tu vada a Tronjheim a nome mio e faccia il possibile per assicurare che scelgano un nuovo monarca in fretta, uno che sia solidale alla nostra causa.»

«Io? Ma...»

«Re Rothgar ti ha adottato nel Dûrgrimst Ingeitum. Secondo le loro leggi e tradizioni, sei un nano a tutti gli effetti, Eragon. Hai il diritto di partecipare agli incontri del clan, e poiché Orik è stato nominato loro capo ed è il tuo fratello adottivo oltre che un amico dei Varden, sono certa che ti consentirà di accompagnarlo ai concili segreti durante i quali verrà eletto il nuovo reggente.»

A Eragon parve una proposta assurda. «E Murtagh e Castigo? Torneranno, ne sono sicuro, e io e Saphira siamo gli unici in grado di tenere loro testa, seppure con qualche aiuto. Se non saremo qui, nessuno potrà impedire loro di uccidere te, Orrin o Arya e il resto dei Varden.»

Nasuada si accigliò. «Hai inflitto a Murtagh una cocente sconfitta. Con ogni probabilità, mentre stiamo parlando, lui e Castigo volano verso Urû'baen: Galbatorix vorrà interrogarli sulla battaglia e li punirà per avere fallito. Non li rimanderà qui ad attaccarci finché non sarà sicuro che sono in grado di battervi. Di certo ora Murtagh non è più tanto convinto dei veri limiti della tua forza, dunque quell'infausto evento potrebbe essere ancora lontano. Prima di allora, credo che avrai abbastanza tempo per andare e tornare dal Farthen Dûr.»

«Potresti sbagliarti» azzardò Eragon. «E poi come farai a impedire che Galbatorix venga a sapere della nostra assenza e che vi attacchi mentre noi siamo lontani? Dubito che tu abbia snidato tutte le spie che ha disseminato tra noi.»

Nasuada tamburellò con le dita sui braccioli dello scranno. «Ho ordinato a te di andare nel Farthen Dûr, Eragon. Non ho detto che voglio che venga anche Saphira.» La dragonessa volse la testa ed emise una nuvoletta di fumo che si levò verso il punto più alto della tenda.

«Non ho alcuna inten...»

«Lasciami finire.»

Eragon allora serrò la mascella e fissò Nasuada, stringendo la mano sul pomolo del falcione.

«Benché non abbia giurato fedeltà a me, Saphira, la mia speranza è che tu possa accettare di restare qui mentre Eragon andrà dai nani, così da ingannare l'Impero e gli stessi Varden sui suoi spostamenti. Se riusciremo a nascondere la tua partenza ai più» disse, stavolta rivolta a Eragon, «nessuno avrà motivo di sospettare che non sei qui. Dovremo solo escogitare una scusa plausibile per giustificare il tuo improvviso desiderio di restare chiuso nella tua tenda di giorno. Potremmo dire che tu e Saphira state facendo delle sortite notturne in territorio nemico e che quindi dovete riposare quando il sole è alto. Cosa ve ne pare?

«Perché lo stratagemma funzioni, tuttavia, anche Blödhgarm e i suoi compagni dovranno restare qui, sia per evitare di destare sospetti sia per motivi di sicurezza. Se Murtagh e Castigo dovessero ricomparire mentre tu non ci sei, Arya potrà prendere il tuo posto in sella a Saphira. Tra lei, gli stregoni di Blödhgarm e i maghi del Du Vrangr Gata, dovremmo avere ottime probabilità di successo.»

«Se Saphira non mi accompagna nel Farthen Dûr, come farò ad arrivare laggiù in un tempo ragionevole?» rispose Eragon, acido.

«Correndo. Mi hai detto tu stesso che hai coperto gran parte della strada dall'Helgrind a qui di corsa. Mi aspetto che, non dovendoti nascondere da soldati o contadini, tu possa coprire molte più leghe ogni giorno.» Nasuada tamburellò di nuovo con le dita sul legno lustro dello scranno. «Certo, andare da solo sarebbe una follia. Se non c'è nessuno ad aiutarlo, perfino un potente mago può morire per un banale contrattempo nei remoti recessi delle terre selvagge. Ma sarebbe uno spreco se ti facessi accompagnare da Arya: le sue qualità mi servono qui. Se invece a sparire senza ragione fosse uno degli elfi di Blödhgarm, se ne accorgerebbero subito tutti. Quindi ho deciso che ti assisterà un Kull, poiché sono le uniche creature in grado di tenere il tuo passo.»

«Un Kull!» esclamò Eragon, incapace di trattenersi. «Mi vorresti mandare dai nani insieme a un ariete? Non so dire quale razza detestino di più. Strappano loro le corna per farne archi! Se entrassi nel Farthen Dûr con un Urgali, i nani non ascolterebbero una sola parola di ciò che ho da dire.»

«Lo so bene» rispose Nasuada. «Ecco perché non andrai subito a Tronjheim. Prima ti fermerai alla Rocca di Bregan, sul monte Thardûr, l'ancestrale dimora dell'Ingemmi. Lì tu e il Kull vi separerete e tu proseguirai verso il Farthen Dûr con Orik.»

Fissando un punto oltre Nasuada, Eragon disse: «E se non sono d'accordo con il cammino che hai scelto per me? E se sono convinto che ci siano modi più sicuri per esaudire ciò che mi chiedi?»

«E quali sarebbero, di grazia?» domandò Nasuada, con la mano a mezz'aria.

«Ci devo pensare, ma sono certo che ci sono.»

«Ci ho già pensato io, Eragon, e a lungo, anche. Che tu mi faccia da emissario è la nostra unica speranza di influenzare la scelta dei nani. Sono cresciuta tra loro, ricordatelo, e li capisco meglio della maggior parte degli esseri umani.»

«Sono sempre dell'idea che sia un errore» borbottò Eragon. «Manda Jörmundur, piuttosto, o un altro dei tuoi comandanti. Io non ci andrò, almeno non finché...»

«Non ci andrai?» ripeté Nasuada, alzando la voce. «Un vassallo che disobbedisce al proprio signore non è certo meglio di un guerriero che ignora il suo capitano sul campo di battaglia, e può essere punito allo stesso modo. In qualità di tua signora, dunque, ti ordino di correre fino al Farthen Dûr, che tu lo voglia oppure no, e assistere alla scelta del prossimo reggente dei nani.»

Furioso, Eragon respirava pesantemente dal naso e continuava a stringere e lasciare il pomolo del falcione.

In tono più pacato ma comunque circospetto, Nasuada aggiunse: «Che cosa farai, Eragon? Eseguirai i miei ordini o vuoi spodestarmi e assumere il comando dei Varden? Non hai altre possibilità.»

Turbato, Eragon rispose: «No, con te si può ragionare. Ti posso convincere in altri modi.»

«Invece no, perché non esiste un'alternativa che abbia le stesse probabilità di successo.»

Eragon incrociò il suo sguardo. «Potrei rifiutarmi di eseguire gli ordini e accettare la punizione che riterrai più opportuna.»

Quel suggerimento la lasciò sbalordita. Poi rispose: «Vederti legato a un palo e frustato sarebbe un danno irreparabile per i Varden. E distruggerebbe la mia autorità, perché tutti capirebbero che mi puoi sfidare come e quando vuoi, rimendiando soltanto una manciata di tagli che potresti guarire un istante dopo, dal momento che non possiamo condannarti a morte come faremmo con un qualunque guerriero che disobbedisce a un superiore. Preferirei abdicare e consegnarti il comando dei Varden che permettere una cosa simile. Se credi di poter ricoprire questo ruolo meglio di me, allora prendilo; prendi il mio trono e proclamati generale in capo dell'esercito! Ma finché parlerò a nome dei Varden, ho il diritto di prendere certe decisioni. Se si riveleranno un errore, la responsabilità è comunque mia.»

«Non vuoi proprio ascoltare nessun consiglio?» le chiese Eragon, preoccupato. «Vuoi imporre il tuo volere sui Varden noncurante di ciò che ti suggerisce chi ti sta intorno?»

Nasuada batté l'unghia del dito medio sul legno lustro dello scranno. «Certo che li ascolto, i consigli. Ne ascolto un fiume continuo ogni ora, se è per quello, ma talvolta le conclusioni a cui arrivo non corrispondono a quelle dei miei sottoposti. Ora devi decidere se vuoi mantenere il tuo giuramento di fedeltà verso di me e rispettare la mia decisione, benché tu non sia d'accordo, o se vuoi comportarti a immagine e somiglianza di Galbatorix.»

«Voglio solo ciò che è meglio per i Varden» insisté Eragon.

«Anch'io.»

«Non mi lasci altra scelta se non quella che non condivido.»

«A volte è più difficile eseguire un ordine che comandare.»

«Posso pensarci un momento?»

«Certo.»

Saphira, chiamò.

Quando la dragonessa curvò il collo e fissò Eragon negli occhi, mille macchioline di luce viola presero a danzare dentro il padiglione. Sì, piccolo mio?

Devo andare?

Secondo me sì.

Eragon strinse le labbra in una rigida linea. E tu?

Sai che detesto separarmi da te, ma le argomentazioni di Nasuada sono ben ponderate. Se restando con i Varden posso contribuire a tenere lontani Murtagh e Castigo, allora forse è giusto che tu parta.

Le emozioni di entrambi scorrevano da una mente all'altra a ondate, in un flusso condiviso di rabbia, attesa, riluttanza e tenerezza. La rabbia e la riluttanza fluivano da Eragon; da Saphira, invece, provenivano sentimenti più dolci ma altrettanto complessi, che placarono la collera di Eragon e gli aprirono prospettive che altrimenti non avrebbe mai colto. Tuttavia Eragon ribadì con cocciuta insistenza la propria ostilità al piano di Nasuada. Se mi accompagni nel Farthen Dûr non starò via tanto a lungo, e Galbatorix avrà meno opportunità di sferrare un nuovo assalto.

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