Volodyk - Paolini3-Brisingr
- Название:Paolini3-Brisingr
- Автор:
- Жанр:
- Издательство:неизвестно
- Год:неизвестен
- ISBN:нет данных
- Рейтинг:
- Избранное:Добавить в избранное
-
Отзывы:
-
Ваша оценка:
Volodyk - Paolini3-Brisingr краткое содержание
Paolini3-Brisingr - читать онлайн бесплатно полную версию (весь текст целиком)
Интервал:
Закладка:
«Quali divinità? Quelle dei nani? Quelle delle tribù nomadi?»
«Che differenza fa, Ammazzaspettri? Una divinità è pur sempre una divinità, poco importa da dove viene.»
Eragon borbottò: «Forse hai ragione.»
Quando si allontanò dal giaciglio dell'uomo, una delle guaritrici lo prese da parte e gli disse: «Perdonalo, mio signore. A causa delle gravi ferite è quasi uscito di senno. Non fa che delirare, sostiene di vedere soli, stelle e luci scintillanti. A volte sembra che sappia cose che non dovrebbe, ma non farti ingannare, è solo che le sente dagli altri pazienti. Chiacchierano tutto il tempo, sai? Non hanno altro da fare, poveretti.»
«Prima di tutto io non sono il tuo signore, e poi quell'uomo non è pazzo» rispose Eragon. «Che cosa sia non lo so per certo, ma possiede un dono straordinario. Se migliora o peggiora, ti prego di informare il Du Vrangr Gata.»
La guaritrice fece un inchino. «Come desideri, Ammazzaspettri. Ti chiedo perdono per il mio errore.»
«Com'è stato ferito?»
«Si è mozzato le dita cercando di fermare la spada di un soldato con la mano. Poi uno dei proiettili delle catapulte dell'Impero gli è finito sulla gamba, frantumandogliela. Siamo stati costretti ad amputargliela. Chi era accanto a lui ha detto che non appena è stato colpito, ha cominciato a gridare qualcosa a proposito di una certa luce e quando l'hanno soccorso hanno notato che aveva gli occhi bianchi. Non aveva più nemmeno le pupille.»
«Ah. Mi sei stata di grande aiuto. Grazie.»
Quando Eragon e Nasuada lasciarono le tende dei guaritori, era buio. La regina sospirò e disse: «Adesso mi andrebbe proprio una tazza di idromele.» Eragon annuì, lo sguardo fisso a terra. Tornarono al padiglione rosso e dopo un po' Nasuada gli chiese: «A cosa stai pensando?»
«Viviamo in un mondo strano, e se riuscirò a comprenderne anche solo una minima parte potrò ritenermi fortunato.» Poi le raccontò della conversazione con l'uomo ferito, e anche Nasuada la trovò interessante.
«Dovresti parlarne con Arya» gli suggerì. «Forse lei sa chi potrebbero essere questi "altri" di cui parlava.»
Arrivati al padiglione, si separarono. Nasuada andò a finire di leggere un rapporto, mentre Eragon proseguì verso la sua tenda, seguito da Saphira. La dragonessa si accucciò e si preparò a dormire. Lui le si sedette accanto e si mise a fissare le stelle, mentre davanti agli occhi gli sfilava una parata di uomini feriti in marcia.
Ciò che molti di loro gli avevano detto continuava a echeggiargli nella mente: Abbiamo combattuto per te, Ammazzaspettri.
♦ ♦ ♦
SUSSURRI NELLA NOTTE
Roran aprì gli occhi e fissò la tela che gli pendeva sopra la testa. La tenda era pervasa da una sottile luce grigia, che privava gli oggetti del loro colore e tramutava ogni cosa in una pallida ombra della propria versione diurna. Rabbrividì. Le coperte gli erano scivolate fino alla vita e aveva il busto esposto all'aria gelida della notte. Nel risistemarle si accorse che Katrina non era più al suo fianco.
La vide seduta vicino all'ingresso della tenda, a fissare il cielo, avvolta in un mantello. I capelli le ricadevano fino alla base della schiena come un intricato, scuro ammasso di rovi.
Nel guardarla, Roran si sentì un nodo in gola.
Portando con sé le coperte, andò a sedersi accanto a lei. Le cinse le spalle con un braccio, e Katrina gli posò la testa e il collo contro il petto. Roran ne avvertì il calore. La baciò sulla fronte. Contemplò a lungo le stelle lucenti insieme a lei e ne ascoltò il ritmo regolare del respiro: insieme al suo, era l'unico suono percepibile in quel mondo addormentato.
Poi Katrina sussurrò: «Le costellazioni hanno una forma diversa qui. L'avevi notato?»
«Sì.» Roran spostò il braccio e seguì la curva della sua vita, avvertendo il lieve gonfiore della pancia che cresceva. «Perché ti sei svegliata?»
Lei rabbrividì. «Stavo pensando.»
«Oh.»
Katrina, senza sciogliersi dall'abbraccio, si voltò a guardarlo; negli occhi le brillava la luce delle stelle. «Stavo pensando a te e a noi... e al nostro futuro insieme.»
«Sono pensieri impegnativi, vista l'ora tarda.»
«Adesso che siamo sposati, come pensi di provvedere a me e al bambino?»
«È questo che ti preoccupa?» Le sorrise. «Non morirai di fame; abbiamo oro a sufficienza. E i Varden si preoccuperanno che i cugini di Eragon abbiano sempre vitto e alloggio garantiti. Anche se dovesse succedermi qualcosa, continueranno a prendersi cura di te e di nostro figlio.»
«Sì, ma tu cos'hai intenzione di fare?»
Confuso, Roran la scrutò alla ricerca del motivo di tanta agitazione. «Aiuterò Eragon a porre fine a questa guerra, così potremo tornare nella Valle Palancar e sistemarci laggiù senza dover temere che i soldati ci portino a Urû'baen. Che altro dovrei fare?»
«Allora combatterai con i Varden?»
«Sì, lo sai.»
«Se Nasuada ti avesse dato il permesso, lo avresti fatto anche oggi?»
«Sì.»
«Ma che ne sarà del nostro bambino? Un esercito in marcia non è un ambiente adatto per crescere un figlio.»
«Non possiamo fuggire e nasconderci dall'Impero, Katrina. A meno che i Varden non vincano, Galbatorix ci scoverà e ci ucciderà, noi e i nostri figli e i figli dei nostri figli. E credo che i Varden potranno vincere solo se tutti faranno il possibile per aiutarli.»
Katrina gli posò un dito sulle labbra. «Sei il mio unico amore. Nessun altro uomo avrà mai il mio cuore. Farò tutto quanto è in mio potere per renderti la vita meno gravosa. Cucinerò per te, ti rammenderò i vestiti e ti pulirò l'armatura... Ma quando avrò partorito, me ne andrò da questo esercito.»
«Te ne andrai?» Roran si irrigidì. «Sciocchezze! E dove, sentiamo?»
«A Dauth, forse. Ricorda, Lady Alarice ci ha offerto ospitalità, e poi qualcuno di noi è rimasto là. Non sarei da sola.»
«Se pensi che permetterò a te e alla nostra creatura appena nata di attraversare Alagaësia da soli, allora...»
«Non c'è bisogno di gridare.»
«Non sto...»
«Invece sì.» Stringendogli le mani e premendosele sul cuore, gli disse: «Qui non è sicuro. Se fossimo solo noi due, accetterei il pericolo, ma è in gioco la vita del nostro bambino. Ti amo, Roran, ti amo tanto, ma nostro figlio deve venire prima di qualunque cosa vogliamo per noi stessi. Altrimenti non meritiamo di essere genitori.» Aveva gli occhi lucidi, e anche lui sentì i suoi inumidirsi. «Dopotutto, quando i soldati ci hanno attaccato, sei stato tu a convincermi a lasciare Carvahall per nasconderci nella Grande Dorsale. Adesso è lo stesso.»
Roran, con gli occhi appannati, vide le stelle tremolare. «Preferirei perdere un braccio che separarmi un'altra volta da te.»
A quel punto Katrina cominciò a piangere, il corpo scosso da silenziosi singhiozzi. «Nemmeno io voglio lasciarti.»
Roran la strinse più forte a sé e la cullò. Quando Katrina cessò di piangere, le sussurrò all'orecchio: «Preferirei perdere un braccio che separarmi da te, ma preferirei morire piuttosto che permettere che facciano del male a te... o al nostro bambino. Se te ne vuoi andare, fallo ora, finché ancora riesci a viaggiare senza difficoltà.»
Katrina scosse la testa. «No. Voglio che sia Gertrude a farmi da levatrice. Mi fido solo di lei. E se dovessi avere qualche problema preferisco che sia qui, dove ci sono maghi esperti nella cura delle persone.»
«Vedrai, andrà tutto bene» disse Roran. «Appena nostro figlio sarà nato, ti trasferirai ad Aberon, non a Dauth: ci sono meno probabilità che venga attaccata. E se anche lì dovesse diventare troppo pericoloso, allora andrai sui Monti Beor e vivrai con i nani. E se Galbatorix colpirà anche loro, andrai dagli elfi nella Du Weldenwarden.»
«E se Galbatorix attaccherà anche la foresta, volerò sulla luna e crescerò nostro figlio tra gli spiriti celesti.»
«Che si inchineranno al tuo cospetto e ti nomineranno loro regina, come meriti.»
Gli si accoccolò più vicina.
Rimasero seduti a osservare le stelle svanire dal cielo, una dopo l'altra, oscurate dal bagliore che si diffondeva a oriente. Quando fu rimasta solo la stella del mattino, Roran disse: «Lo sai cosa significa questo, vero?» «Cosa?»
«Che dovrò fare in modo di uccidere i soldati di Galbatorix fino all'ultimo, di occupare tutte le città dell'Impero, di sconfiggere Murtagh e Castigo e decapitare il re e il suo drago traditore prima che comincino le doglie. Così non dovrai più partire.»
Katrina rimase in silenzio per un momento, poi rispose: «Se ci riuscissi, ne sarei molto felice.»
Stavano per tornare a letto quando nel cielo scintillante videro veleggiare una nave in miniatura, fatta di fili d'erba secchi. Fluttuò davanti alla loro tenda, rollando su invisibili onde d'aria: sembrava quasi che la prua a forma di testa di drago li stesse guardando.
Roran rimase pietrificato, e anche Katrina.
Come una creatura vivente, la nave si lanciò lungo il sentiero che conduceva alla loro tenda, poi prese a girarle tutto intorno a caccia di una falena vagante. Quando la falena le sfuggì, la nave tornò indietro e si fermò a pochi pollici dal viso di Katrina.
Prima che Roran decidesse se afferrarla o meno, la piccola nave si voltò e volò via verso la stella del mattino: svanì di nuovo nell'infinito oceano celeste, lasciandoli lì a fissarla stupefatti.
♦ ♦ ♦
ORDINI
Quella sera tardi, visioni di morte e violenza si radunarono ai margini dei sogni di Eragon e il panico minacciò di sopraffarlo. Si agitava insofferente, voleva svegliarsi ma non ci riusciva. Immagini fugaci e sconnesse gli balenarono davanti agli occhi: spade che trafiggono, uomini che urlano, e il volto arrabbiato di Murtagh.
Poi sentì Saphira entrargli nella mente e passare nei suoi sogni come un forte vento, spazzando via quell'incubo minaccioso. Nel silenzio che calò, gli sussurrò: Va tutto bene, piccolo. Riposa tranquillo; sei al sicuro, ci sono io con te... Riposa tranquillo.
Un senso di profonda pace si insinuò in Eragon, che si rigirò e si perse in ricordi più felici. Era bello sapere che Saphira era con lui.
Quando aprì gli occhi, un'ora prima del sorgere del sole, si ritrovò disteso sotto una delle ali venate di Saphira. La dragonessa l'aveva avvolto con la coda; ne sentiva il fianco caldo contro la testa. Mentre lei alzava il capo e sbadigliava, Eragon sorrise e sgattaiolò fuori.
Buongiorno, le disse.
Saphira sbadigliò di nuovo e si stirò come un gatto.
Eragon fece il bagno, si rase con l'aiuto della magia, ripulì il fodero del
falcione dal sangue rappreso del giorno prima e poi infilò una delle sue tuniche elfiche.
Soddisfatto del risultato, dopo che Saphira ebbe finito le abluzioni mattutine si incamminò insieme a lei verso il padiglione di Nasuada. Tutti e sei i Falchineri di turno erano schierati fuori, la solita espressione truce sui visi rugosi. Eragon attese che un nano robusto li annunciasse, poi entrò; Saphira invece strisciò fino al lembo di stoffa aperto all'ingresso e vi infilò la testa, pronta a prendere parte alla discussione.
Eragon si inchinò al cospetto di Nasuada, seduta sull'alto scranno decorato con motivi di cardi in fiore. «Mia signora, mi hai chiesto di venire qui per parlare del mio futuro; hai detto che avevi un'importante missione da affidarmi.»
«Sì, è vero» rispose lei. «Prego, siedi.» Gli indicò uno sgabello pieghevole lì vicino. Inclinando la spada che aveva in vita così che non lo intralciasse, Eragon prese posto. «Come sai, Galbatorix ha inviato dei battaglioni nelle città di Aroughs, Feinster e Belatona nel tentativo di impedirci di prenderle d'assedio o perlomeno di rallentare la nostra avanzata e costringerci a dividere le truppe così che fossimo più vulnerabili ai soldati accampati a nord. Dopo la battaglia di ieri, i nostri esploratori ci hanno informato che gli ultimi uomini di Galbatorix si sono ritirati verso destinazioni sconosciute. Era mia intenzione attaccarli giorni fa, ma non l'ho fatto perché tu non c'eri. Senza di te, Murtagh e Castigo avrebbero massacrato i nostri guerrieri impunemente; non avevamo nemmeno modo di scoprire se drago e Cavaliere erano tra i soldati. Ora che sei di nuovo con noi, per certi versi la nostra posizione è migliorata, benché non quanto avessi sperato, dato che adesso dobbiamo anche affrontare l'ultima trovata di Galbatorix: gli uomini che non provano dolore. L'unica cosa incoraggiante è che voi due, insieme agli stregoni di Islanzadi, avete dimostrato di essere in grado di respingere Murtagh e Castigo. È su questa speranza che si regge il nostro piano in vista della vittoria finale.»
Читать дальшеИнтервал:
Закладка: