Volodyk - Paolini3-Brisingr

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Ma le sue spie gli riveleranno che i Varden sono vulnerabili non appena saremo partiti.

Non voglio separarmi ancora da te dopo l'Helgrind; è passato troppo poco tempo.

Nemmeno io voglio separarmi da te, ma i nostri desideri non possono avere la precedenza sui bisogni dei Varden. Ricordati di ciò che ha detto Oromis: la prodezza di un drago e del suo Cavaliere si misura non solo dall'intesa che hanno quando sono insieme, ma anche da ciò che riescono a fare separati. Siamo entrambi abbastanza maturi da agire indipendentemente l'uno dall'altra, Eragon, per quanto l'idea non ci piaccia. L'hai dimostrato tu stesso in occasione del tuo viaggio di ritorno dall'Helgrind.

Ti dispiacerebbe combattere con Arya in sella, come ha proposto Nasuada?

Tra tutti, lei è quella che mi darebbe meno problemi. Abbiamo già combattuto insieme, è stata lei a portarmi per tutta Alagaësia per vent'anni quando ero ancora nell'uovo. Lo sai, piccolo mio. Perché mi fai questa domanda? Sei geloso?

E se anche fosse?

Una scintilla divertita brillò negli occhi color zaffiro di Saphira. La dragonessa gli diede una leccatina. Come sei dolce... Tu vorresti che mi fermassi qui o che venissi con te?

Spetta a te decidere, non a me.

Ma è una scelta che riguarda entrambi.

Eragon scavò nel terreno con la punta dello stivale, poi disse: Se scegliamo di far parte di questo folle piano, è nostro dovere fare tutto il possibile perché abbia successo. Resta qui e fai in modo che Nasuada non perda la testa per questo piano tre volte maledetto.

Su col morale, piccolo. Corri veloce e tra pochissimo saremo di nuovo insieme.

Eragon guardò Nasuada. «Benissimo» disse, «accetto.»

La regina si rilassò. «Grazie. E tu, Saphira? Resti o vai?»

Proiettando i suoi pensieri in modo da includere sia lei sia Eragon, rispose: Resto, Furianera.

Nasuada inclinò la testa. «Grazie. Ti sono molto grata per il tuo sostegno.»

«Ne hai parlato con Blödhgarm?» chiese Eragon. «Lui è d'accordo?»

«No, ho pensato che gli avresti spiegato tu tutti i dettagli.»

Eragon dubitava che gli elfi sarebbero stati felici all'idea che viaggiasse fino al Farthen Dûr in compagnia di un Urgali. «Posso darti un suggerimento?»

«Lo sai che sono sempre bene accetti.»

Questo commento lo spiazzò. «Un suggerimento e una richiesta, allora.» Nasuada alzò un dito, facendogli segno di continuare. «Quando i nani avranno scelto il nuovo re o la nuova regina, Saphira deve raggiungermi nel Farthen Dûr sia per rendere omaggio al nuovo sovrano sia per mantenere la promessa fatta a re Rothgar dopo la battaglia di Tronjheim.»

L'espressione di Nasuada si inasprì: sembrava un gatto selvatico a caccia. «Di che promessa si tratta?» chiese. «Non me ne avevi mai parlato.»

«Saphira ha promesso di riparare Isidar Mithrim, lo Zaffiro Stellato, per rimediare al danno di Arya, che lo ruppe in quell'occasione.»

Con gli occhi sgranati per lo stupore, Nasuada guardò Saphira e disse: «Sei capace di una simile impresa?»

Sì, ma non so se riuscirò a evocare tutta la magia di cui avrò bisogno quando mi troverò davanti a Isidar Mithrim. La mia abilità nel pronunciare incantesimi non è soggetta ai miei desideri. A volte è come se avessi acquisito un nuovo senso: l'energia mi pulsa nella carne e, indirizzandola con la mia volontà, posso riplasmare il mondo a mio piacimento. Ma a volte non ci riesco: è come chiedere a un pesce di volare. Se riuscissi a riparare Isidar Mithrim, però, sarebbe un bel passo avanti per garantirci la benevolenza dei nani, non solo di quei pochi che hanno una cultura tale da apprezzare l'importanza di un'intesa tra i due popoli.

«Sarebbe più importante di quanto immagini» rispose Nasuada. «Lo Zaffiro Stellato occupa un posto speciale nel cuore di ogni nano. Vanno pazzi per le gemme in generale, ma amano e venerano Isidar Mithrim più di ogni altra perché è stupenda, e soprattutto perché è immensa. Riportala ai fasti di un tempo e restituirai l'orgoglio a un'intera razza.»

Eragon disse: «Anche se Saphira dovesse fallire, è opportuno che sia presente all'incoronazione del nuovo sovrano. Puoi nascondere la sua assenza per qualche giorno diffondendo tra i Varden la notizia che siamo partiti per un breve viaggio ad Aberon o qualcosa del genere. Quando le spie di Galbatorix si accorgeranno dell'inganno, l'Impero non farà in tempo ad attaccare prima del nostro ritorno.»

Nasuada annuì. «È una buona idea. Non appena i nani stabiliranno una data per l'incoronazione, fammelo sapere.»

«D'accordo.»

«Questo era il suggerimento. Ora veniamo alla richiesta. Che cosa volevi domandarmi?»

«Poiché insisti a farmi partire, con il tuo permesso dopo l'incoronazione vorrei volare con Saphira da Tronjheim a Ellesméra.»

«A che scopo?»

«Per consultarci con i maestri che abbiamo incontrato durante la nostra ultima visita nella Du Weldenvarden. Avevamo promesso loro che non appena gli eventi l'avessero consentito saremmo tornati per completare il nostro addestramento.»

Nasuada aggrottò le sopracciglia. «Non c'è tempo: non potete trascorrere settimane o mesi a Ellesméra per riprendere il vostro addestramento.»

«Lo so, ma forse riusciremo a trovare il tempo almeno per una breve visita.»

Nasuada appoggiò la testa allo schienale dello scranno intarsiato e guardò Eragon attraverso le palpebre socchiuse. «E chi sono i tuoi maestri? Ho notato che eludi sempre ogni domanda su di loro. Chi è stato a istruirvi a Ellesméra?»

Toccando Aren, l'anello di Brom, Eragon rispose: «Abbiamo giurato a Islanzadi che non avremmo rivelato la loro identità senza il permesso suo, di Arya o di chiunque le fosse succeduto sul trono.»

«Per tutti i demoni del cielo e della terra, quanti giuramenti avete fatto tu e Saphira?» domandò Nasuada. «A quanto pare vi impegnate con chiunque incontriate.»

Un po' imbarazzato, Eragon si strinse nelle spalle e aprì bocca per parlare, ma poi intervenne Saphira: Non siamo stati noi a cercarcele, ma come possiamo evitare di dare la nostra parola a tutte le razze di Alagaësia visto che per rovesciare Galbatorix e l'Impero ci serve il sostegno di tutti? È il prezzo da pagare per conquistarci l'aiuto di chi detiene il potere.

«Mmm. Dunque, se voglio sapere la verità, devo chiedere ad Arya?» domandò Nasuada.

«Sì, ma dubito che te la dirà; gli elfi considerano l'identità dei nostri maestri uno dei loro segreti più preziosi. Non correranno mai il rischio di condividerlo con qualcuno a meno che non sia strettamente necessario, per evitare che ne giunga voce a Galbatorix.» Eragon fissò la gemma azzurra incastonata nell'anello, chiedendosi quante altre informazioni il giuramento prestato e il suo onore gli avrebbero consentito di rivelare, poi aggiunse: «Sappi una cosa, però: non siamo così soli come pensavamo.»

L'espressione di Nasuada si indurì. «Capisco. Buono a sapersi, Eragon... Vorrei solo che gli elfi fossero più disponibili nei miei confronti.» Dopo aver arricciato le labbra un istante, continuò: «Perché dovete andare fino a Ellesméra? Non avete un modo per comunicare direttamente con i vostri tutori?»

Eragon allargò le braccia in un gesto di impotenza. «Magari. Ahimè, ancora non è stato inventato un incantesimo che riesca a far breccia nelle difese che circondano la Du Weldenvarden.»

«Gli elfi non hanno nemmeno lasciato un varco che essi stessi possano sfruttare?»

«Se così fosse, Arya avrebbe chiamato la regina Islanzadi non appena aveva ripreso i sensi nel Farthen Dûr invece di andare di persona nella Du Weldenvarden.»

«Suppongo che tu abbia ragione. Ma allora come hai fatto a consultare la regina sul destino di Sloan? Hai lasciato intendere che quando vi siete parlati l'esercito elfico era ancora di stanza nella Foresta.»

«Sì» rispose, «ma sul limitare, al di là delle barriere di protezione.»

Mentre Nasuada valutava la richiesta di Eragon, tra i due calò un silenzio palpabile. Fuori dalla tenda, il Cavaliere sentì i Falchineri discutere se fosse meglio usare un'alabarda o una roncola per combattere contro un grande numero di fanti e, più oltre, il cigolio di un carretto trascinato da buoi, il clangore delle armature di uomini che si allontanavano trottando e centinaia di altri suoni indistinti in tutto l'accampamento.

Poi Nasuada chiese: «Che cosa speri di ottenere da quella visita?»

«Non lo so!» borbottò Eragon. Colpì il pomolo del falcione con un pugno. «Ed è proprio questo il nocciolo del problema: ignoriamo troppe cose. Forse non otterremo niente, ma potremmo anche scoprire qualcosa che ci aiuti a sbaragliare Murtagh e Galbatorix una volta per tutte. Non pensare che ieri abbiamo vinto, Nasuada. Niente affatto! E temo che quando ci ritroveremo di fronte a Castigo e a Murtagh, lui sarà perfino più forte, e visto che le capacità di Galbatorix sono di gran lunga superiori a quelle di Murtagh, nonostante la gran quantità di potere che ha già riversato su mio fratello, mi si raggelano le ossa. L'elfo che fu mio maestro...» Eragon esitò, valutando se era saggio rivelare ciò che stava per dire, poi procedette deciso: «L'elfo che fu mio maestro, dicevo, sosteneva di sapere perché Galbatorix diventa più forte di anno in anno, ma allora si rifiutò di rivelarmi altro perché eravamo solo all'inizio del mio addestramento. Ora, dopo gli scontri con Murtagh e Castigo, credo che sarà disposto a condividere con me le informazioni che possiede. E ci sono interi rami della magia che dobbiamo ancora esplorare, e ciascuno di essi potrebbe fornirci i mezzi per sconfiggere Galbatorix. Se vogliamo affrontare questo viaggio, allora non restiamo qui in ozio; corriamo dei rischi per migliorare la nostra posizione e vincere questa partita dall'esito incerto.»

Nasuada rimase seduta immobile per più di un minuto. «Non posso prendere questa decisione prima che i nani abbiano incoronato il nuovo sovrano. Se andrai nella Du Weldenvarden o meno dipenderà dai movimenti dell'Impero e da ciò che le nostre spie riporteranno sulle attività di Murtagh e Castigo.»

Nelle due ore seguenti Nasuada istruì Eragon sui tredici clan dei nani. Gli impartì una lezione sulla storia e sulla politica del loro popolo, sui prodotti di punta che commerciavano, sui nomi, le famiglie e le diverse personalità dei capiclan, sull'elenco dei tunnel più importanti scavati e controllati da ciascun clan e su quello che, secondo lei, era il modo migliore di convincerli a eleggere un re o una regina solidali alla causa dei Varden.

«L'ideale sarebbe che salisse al trono Orik» disse. «Re Rothgar era tenuto in grande considerazione dalla maggior parte dei sudditi e il Dûrgrimst Ingeitum rimane uno dei clan più ricchi e influenti, il che va a suo vantaggio. Lui è devoto alla nostra causa. Ha prestato servizio tra i Varden, possiamo entrambi contare su di lui come amico, e poi è tuo fratello adottivo. Credo abbia le qualità per diventare un re eccellente.» Un'espressione divertita le illuminò il viso. «Be', c'è un piccolo problema. Secondo i criteri dei nani, è troppo giovane, e il fatto che si sia schierato in nostro favore potrebbe rivelarsi una barriera insormontabile per gli altri capiclan. Un altro ostacolo è che, dopo più di duecento anni di governo dell'Ingeitum, gli altri grandi clan, il Dûrgrimst Feldûnost e il Dûrgrimst Knurlcarathn tanto per citarne un paio, sono ansiosi di veder passare la corona a qualcun altro. Sostieni Orik con ogni mezzo possibile se ciò può aiutare a ottenere il trono, ma se diventasse evidente che il suo tentativo è destinato a fallire e il tuo supporto potrebbe garantire il successo a un altro capoclan che appoggia i Varden, allora schierati dalla parte di quest'ultimo, anche se così facendo offenderai Orik. Non puoi lasciare che l'amicizia interferisca con la politica, non adesso.»

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