Volodyk - Paolini1-Eragon.doc

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«A causa del tradimento di Galbatorix,. gli elfi osteggiavano il possesso di un uovo da parte dei Varden, per paura che il drago potesse nascere davanti a un umano con analoghe inclinazioni. Si venne a creare una situazione di stallo, poiché entrambe le Darti volevano che il C avaliere fosse uno di loro. I nani non fecero che peggiorarla, sostenendo con ostinazione i loro argomenti sia davanti agli elfi che davanti a noi. La tensione continuava a salire, e ci scambiammo minacce di cui in seguito ci pentimmo. Fu Brom a suggerire un compromesso che avrebbe consentito a tutti di porre fine con dignità a quella lite meschina.

«Propose di affidare l'uovo ai Varden e agli elfi, ad anni alterni. Ogni volta i bambini della parte di turno sarebbero stati fatti sfilare davanti all'uovo; se non si fosse schiuso, sarebbe stato restituito all'altra parte. Ma se il drago fosse nato, allora il nuovo Cavaliere avrebbe cominciato subito l'addestramento. Per il primo anno lui, o lei, sarebbe rimasto qui, dove Brom avrebbe avuto il compito di impartirgli le lezioni di base. Poi il Cavaliere sarebbe stato portato dagli elfi per completare la sua istruzione.

«Gli elfi accettarono riluttanti... con la clausola che se Brom fosse morto prima della schiusa dell'uovo, allora sarebbero stati liberi di addestrare il nuovo Cavaliere senza interferenze. Il patto pendeva a favore degli elfi, entrambi sapevamo che con tutta probabilità il drago avrebbe scelto un elfo: ma almeno aveva una parvenza di equità.»

Ajihad fece una pausa, gli occhi scuri colmi di tristezza. Le ombre danzavano sul suo viso, mettendogli in risalto gli zigomi. «Speravamo che il nuovo Cavaliere avrebbe riavvicinato le due razze. Aspettammo per oltre dieci anni, ma l'uovo non si schiudeva. Col tempo la questione fu dimenticata; veniva risollevata solo per lamentarci della sterilità dell'uovo.

«Poi l'anno scorso subimmo una terribile perdita. Arya e l'uovo scomparvero durante il viaggio di ritorno da Tronjheim alla città elfica di Osilon. Gli elfi furono i primi ad accorgersi della sua assenza. Trovarono il cavallo e la scorta di Arya uccisi nella Du Weldenvarden, e un gruppo di Urgali morti lì vicino. Ma non c'erano né Arya né l'uovo. Quando mi giunse la notizia, temetti che gli Urgali li avessero presi entrambi, e che presto avrebbero scoperto dove si trovava il Farfhen Dùr e la capitale degli elfi, Ellesméra, dove vive la loro regina. Islanzadi. Ora capisco che stavano lavorando per l'Impero, ed è molto peggio.

«Non sapremo con precisione cosa è accaduto durante l'agguato finché Arya non si sveglierà, ma ho dedotto qualche dettaglio da quanto mi hai raccontato.» L'abito di Ajihad frusciò lieve quando l'uomo appoggiò i gomiti sulla scrivania. «L'attacco deve essere stato sferrato con astuzia e rapidità, altrimenti Arya sarebbe fuggita. Senza preavviso e senza un posto dove nascondersi, deve aver fatto l'unica cosa possibile: ha usato la magia per trasportare l'uovo da qualche altra parte.» «Sa usare la magia?» chiese Eragon. Arya gli aveva detto di aver ricevuto una droga capace di sopprimere il suo potere, ma voleva avere la conferma che si trattasse della magia. Chissà se potrebbe insegnarmi altre parole dell'antica lingua, pensò.

«Fu una delle ragioni per cui venne scelta per sorvegliare l'uovo. A ogni modo. Arya non poteva restituircelo, era troppo lontana, e il regno degli elfi è protetto da arcane barriere che impediscono a qualunque cosa di entrare nei loro confini per mezzo della magia. Deve aver quindi pensato a Brom e in preda alla disperazione ha tentato di mandargli l'uovo a Carvahall. Non mi sorprende che in quel drammatico frangente abbia mancato il bersaglio. I Gemelli mi dicono che la magia è un'arte imprecisa.»

«Perché era più vicina alla Valle Palancar che ai Varden?» chiese Eragon. «Dove vivono gli elfi? Dove si trova questa... Ellesméra?»

Lo sguardo acuto di Ajihad lo scrutò con attenzione mentre rifletteva sulla domanda. «Non si rivelano queste informazioni a cuor leggero, poiché gli elfi custodiscono gelosamente i loro segreti. Ma te lo dirò, in segno di fiducia. Le loro città si trovano nelle regioni più remote del nord, nei recessi della sconfinata foresta Du Weldenvarden. Dalla fine dell'epoca dei Cavalieri, nessuno, nano o umano, è stato abbastanza amico degli elfi da avere accesso alle loro dimore arboree. Nemmeno io saprei trovare Ellesméra. Quanto a Osilon, basandomi sul luogo dove è scomparsa Arya, direi che si trova vicino ai confini occidentali della Du Weldenvarden, non troppo lontano da Carvahall. Immagino che tu abbia da pormi molte altre domande, ma abbi pazienza e aspetta che io finisca.» Si concesse una pausa per riflettere, poi riprese a parlare spedito. «Quando Arya scomparve, gli elfi tolsero il loro sostegno ai Varden. La regina Islanzadi era infuriata e si rifiutò di avere altri contatti con noi. Di conseguenza, anche se ho ricevuto il messaggio di Brom, gli elfi ancora ignorano l'esistenza tua e di Saphira... Senza i loro approvvigionamenti per le mie truppe, ce la siamo passata male, in questi ultimi mesi.

«Ma con il ritorno di Arya e il tuo arrivo, mi aspetto che l'ostilità della regina si attenui. Il fatto.poi che tu abbia salvato Arya giocherà a nostro favore. Tuttavia, il tuo addestramento rappresenta un problema sia per i Varden che per gli elfi. Immagino che Brom abbia avuto l'opportunità di insegnarti molte cose, ma dobbiamo sapere quante. A tale scopo, dovrai sottoporti a un esame per determinare la portata delle tue capacità. E gli elfi vorranno che tu finisca il tuo addestramento da loro, sebbene io non sia convinto che sia ancora il momento.»

«Perché no?» disse Eragon.

«Per diverse ragioni. La principale sta nelle notizie che ci hai riferito sugli Urgali» rispose Ajihad, lanciando un'occhiata a Saphira. «Vedi, Eragon, i Varden si trovano in una posizione molto delicata. Da un lato dobbiamo assecondare i desideri degli elfi, se vogliamo mantenerli come alleati, ma dall'altro non possiamo irritare i nani, perché ci serve la loro ospitalità qui a Tronjheim.» «I nani non fanno parte dei Varden?» chiese Eragon.

Ajihad esitò. «In un certo senso sì. Ci permettono di vivere qui e ci sostengono nella nostra lotta contro l'Impero, ma la loro lealtà va soltanto al loro re. Io non ho alcun potere su di loro, eccetto quello che Rothgar mi concede, e perfino lui ha spesso problemi con i clan dei nani. I tredici clan sono ossequienti verso Rothgar, ma ogni capo-clan ha un potere enorme: sono loro a scegliere il nuovo re quando muore il vecchio. Rothgar appoggia la nostra causa, ma molti capiclan no. Non può permettersi di inasprire i loro animi, o perderebbe il sostegno del suo popolo. Ecco perché le sue azioni a nostro favore sono limitate.»

«Questi capiclan» disse Eragon «sono ostili anche con me?»

«Purtroppo temo che le cose stiano peggio di così» disse Ajihad avvilito. «Devi sapere che c'è sempre stata una forte inimicizia fra nani e draghi. Prima che arrivassero gli elfi a diffondere la pace, i draghi avevano la regolare abitudine di mangiare le greggi dei nani e rubare il loro oro. I nani sono lenti a dimenticare i torti subiti. In realtà non hanno mai accettato del tutto i Cavalieri o permesso loro di sorvegliare il regno. L'ascesa al potere di Galbatorix è servita soltanto a convincere molti di loro che sarebbe stato meglio non avere mai più niente a che fare con i Cavalieri e con i draghi.» Pronunciò le ultime parole guardando Saphira.

«Perché Galbatorix non sa dove si trovano il Farthen Dùr ed Ellesméra?» domandò Eragon, dopo qualche istante di riflessione. «Quando fu addestrato dai Cavalieri, di sicuro devono avergliene parlato.»

«Parlato sì; indicato dove sono, no. Una cosa è sapere che il Farthen Dùr si trova fra queste montagne, un'altra è trovarlo. Galbatorix non è mai stato condotto in nessuno dei due luoghi prima che il suo drago venisse ucciso. Dopo, ovviamente, i Cavalieri non si sono più fidati di lui. Cercò in tutti i modi di estorcere informazioni a molti Cavalieri durante la ribellione, ma essi preferirono morire piuttosto che rivelare ciò che sapevano. Per quanto riguarda i nani, non è mai riuscito a catturarne uno vivo, anche se temo che sia solo questione di tempo.»

«Perché non prende un esercito e marcia attraverso la Du Weldenvarden fino a che non trova Ellesméra?» domandò Eragon.

«Perché gli elfi hanno ancora il potere di resistergli» rispose Ajihad. «Non osa sfidarli, non ancora, almeno; Ma la sua dannata magia diventa più forte ogni anno che passa. Con un altro Cavaliere al suo fianco, diventerebbe inarrestabile. Per fortuna finora i suoi tentativi di far schiudere una delle sue due uova si sono rivelati infruttuosi.»

Eragon era perplesso. «Ma come fa il suo potere ad aumentare? La forza del suo corpo limita le sue capacità... non può ricostruirsi da solo per sempre.»

«Non lo sappiamo» disse Ajihad, scrollando le spalle possenti. «e nemmeno gli elfi lo sanno. Possiamo solo sperare che un giorno o l'altro rimanga ucciso da uno dei suoi stessi incantesimi.» Si infilò una mano sotto la tunica e ne sfilò un logoro pezzo di pergamena. «Sai che cos'è questo?» chiese, posandolo sulla scrivania.

Eragon si protese per esaminarlo. La pagina era coperta da una fitta grafia nera, parole di una lingua sconosciuta. Molte parti dello scritto erano illeggibili perché macchiate di sangue. Uno dei margini della pergamena era bruciacchiato, Eragon scosse il capo. «No.»

«È stato sottratto al capo degli Urgali che abbiamo distrutto la notte scorsa. Ci è costato dodici uomini... si sono sacrificati perché tu potessi metterti al sicuro. La scrittura è un'invenzione del re, una grafia che usa per comunicare con i suoi servi. Mi ci è voluto un po', ma alla fine sono riuscito a decrifrarne il significato, almeno delle parti leggibili. Dice:

... custode dei cancelli di Ithró ZMdafarà passare il portatore della presente e i suoi subalterni. Saranno alloggiati insieme agli altri della loro razza e... ma soltanto se le due fazioni prometteranno di non combattersi. Il comando sarà affidato a Tarok. Gashz. Durza e Uslmark il Grande.

«Ushnari; è Galbatorix stesso. Nella lingua Urgali significa "padre" ed è un appellativo che gli piace molto.»

…scoprire per quali mansioni sono più idonei e... I fanti e... devono essere tenuti separati. Non devono essere distribuite armi finché … per la marcia.

«Non si legge altro, a parte qualche parola sparsa» disse Ajihad.

«Dov'è Ithrò Zhàda? Non ne ho mai sentito parlare.»

«Nemmeno io» disse Ajihad. «ma ho il sospetto che Galbatorix abbia dato un nuovo nome a un luogo già esistente, per qualche suo oscuro scopo. Dopo aver decifrato questo messaggio, mi sono chiesto che cosa ci facevano centinaia di Urgali fra i Monti Beor quando li hai avvistati la prima volta, e dov'erano diretti. La frase "altri della loro razza" mi fa supporre che ci siano già altri Urgali in quel posto. E c'è un'unica ragione per cui il re può aver deciso di radunare una tale forza: formare un esercito misto di umani e mostri per distruggerci.

«Per ora non possiamo far altro che aspettare e vedere che cosa accade. Senza altre informazioni, non c'è modo di trovare questa Ithrò Zhàda. Tuttavia il Farthen Dùr non è stato ancora scoperto, e quindi ci resta qualche speranza. Gli unici Urgali ad averlo visto sono morti ieri notte.» «Come facevate a sapere che stavamo arrivando?» chiese Eragon. «Uno dei Gemelli ci aspettava, ed era stato organizzato un agguato per i Kull.» Eragon avvertiva la profonda attenzione di Saphira, ma evidentemente la dragonessa preferiva tenere per sé i commenti, che avrebbe esposto più tardi. «Abbiamo delle sentinelle appostate all'ingresso della valle che avete attraversato, su entrambi i lati dello Zannadorso. Hanno mandato una colomba ad avvertirci» spiegò Ajihad.

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