Volodyk - Paolini1-Eragon.doc

Тут можно читать онлайн Volodyk - Paolini1-Eragon.doc - бесплатно полную версию книги (целиком) без сокращений. Жанр: Прочая старинная литература. Здесь Вы можете читать полную версию (весь текст) онлайн без регистрации и SMS на сайте лучшей интернет библиотеки ЛибКинг или прочесть краткое содержание (суть), предисловие и аннотацию. Так же сможете купить и скачать торрент в электронном формате fb2, найти и слушать аудиокнигу на русском языке или узнать сколько частей в серии и всего страниц в публикации. Читателям доступно смотреть обложку, картинки, описание и отзывы (комментарии) о произведении.

Volodyk - Paolini1-Eragon.doc краткое содержание

Paolini1-Eragon.doc - описание и краткое содержание, автор Volodyk, читайте бесплатно онлайн на сайте электронной библиотеки LibKing.Ru

Paolini1-Eragon.doc - читать онлайн бесплатно полную версию (весь текст целиком)

Paolini1-Eragon.doc - читать книгу онлайн бесплатно, автор Volodyk
Тёмная тема
Сбросить

Интервал:

Закладка:

Сделать

Ajihad indicò la mappa, ed Eragon si avvicinò. Illustrava la metà meridionale di Alagasëia, ma a differenza di quella di Eragon, mostrava l'intera catena dei Monti Beor nel dettaglio. Il dito di Ajihad indicò la sezione dei Beor confinante con il margine orientale del Surda. «Qui» disse «è il punto da cui il nano dichiara di venire.»

«Orthiad!» esclamò Orile. Davanti all'espressione interrogativa di Jòrmundur, spiegò: «È un antico insediamento di nani che fu abbandonato quando Tronjheim fu completata. Ai suoi tempi era la maggiore delle nostre città. Ma nessuno ci vive più da secoli.»

«Ed è tanto vecchia che alcuni dei tunnel sono crollati» aggiunse Ajihad. «Ecco come supponiamo che l'abbiano scoperta dalla superficie. Sospetto che Orthìad adesso venga chiamata Ithro Zhàda. È lì che la colonna di Urgali che inseguiva Eragon e Saphira doveva andare, e sono sicuro che è il luogo verso il quale gli Urgali sono migrati per tutto l'anno. Da Ithrò Zhàda possono raggiungere qualsiasi punto dei Monti Beor. Hanno il potere di distruggere sia i Varden che i nani.» Jòrmundur si chinò sulla mappa, studiandola con attenzione. «Sai quanti Urgali ci sono? E se sono accompagnati dalle truppe di Galbatorix? Non possiamo organizzare la difesa se non sappiamo quanto è grande l'armata.»

Ajihad rispose con aria afflitta. «Non abbiamo notizie certe, ma la nostra sopravvivenza dipende dalla seconda domanda. Se Galbatorix ha ingrossato le fila degli Urgali con i propri soldati, allora non abbiamo scampo. Ma se non l'ha fatto, forse perché non vuole ancora scoprire le carte della sua alleanza con quei mostri, o per qualche altra ragione, allora abbiamo una possibilità. Né Orrin né gli elfi possono aiutarci con così poco preavviso. Comunque sia, ho inviato a entrambi dei messaggeri con la notizia della nostra sventura. Almeno non verranno colti di sorpresa se soccombiamo.» Si passò una mano sulla fronte scura. «Ho già parlato con Rothgar, e abbiamo deciso una strategia. La nostra unica speranza consiste nell'arginare gli Urgali in tre dei tunnel più grandi e incanalarli nel Farthen Dùr perché non possano sciamare a Tronjheim come locuste.

«Ho bisogno di voi, Eragon e Arya, per aiutare i nani a far crollare gli altri tunnel. Il lavoro è troppo grande per mezzi normali. Due gruppi di nani sono già all'opera: uno fuori Tronjheim, e l'altro sotto. Eragon, tu andrai con il gruppo all'esterno. Arya, tu con quello sottoterra; Orik vi guiderà.» «Perché non facciamo crollare tutti i tunnel, invece di lasciare integri i più grandi?» domandò Eragon.

«Perché» disse Orik «questo costringerebbe gli Urgali ad aggirare le macerie, e magari a prendere una direzione che non vogliamo, E poi se ci isoliamo da soli potrebbero attaccare altre città di nani, che non saremmo in grado di aiutare in tempo.»

«C'è un'altra ragione» intervenne Ajihad. «Rothgar mi ha detto che Tronjheim posa su di un labirinto di gallerie così intricato che se venisse troppo indebolito intere zone della città potrebbero sprofondare. Non possiamo rischiare un disastro del genere.»

Jòrmundur ascoltò attentamente, poi chiese: «Non ci sarà dunque nessun combattimento dentro Tronjheim? Hai detto che gli Urgali verranno incanalati all'esterno della città, nel Farthen Dùr.» Ajihad si affrettò a rispondere: «Proprio così. Non possiamo difendere l'intero perimetro di Tronjheim, è troppo vasto per le nostre forze, così procederemo a sigillare tutti i passaggi e i cancelli che conducono alla città. Questo costringerà gli Urgali a uscire allo scoperto sulla piana che circonda Tronjheim, dove ci sarà spazio più che sufficiente per le manovre delle nostre truppe. Dato che gli Urgali hanno accesso ai tunnel, non possiamo rischiare una battaglia su vasta scala. Finché restano qui, saremo in costante pericolo che si facciano strada dal sottosuolo di Tronjheim. Se questo accade, saremo in trappola, attaccati sia dall'esterno che dall'interno. Dobbiamo impedire agli Urgali di prendere Tronjheim. Se ci riescono, dubito che avremo la forza di ricacciarli indietro.»

«E le nostre famiglie?» chiese Jòrmundur. «Non voglio vedere mia moglie e mio figlio uccisi dagli Urgali.»

Le rughe sul volto di Ajihad si fecero più profonde. «Stiamo facendo fuggire tutte le donne e i bambini verso le valli attorno. Se veniamo sconfitti, le guide li scorteranno nel Surda. È il massimo che ho potuto fare, date le circostanze.»

Jormundur celò a stento il proprio sollievo.. «Signore, anche Nasuada partirà?»

«Lei non vorrebbe, ma certo, sì, partirà.» Tutti gli occhi erano puntati su Ajihad mentre drizzava le spalle e annunciava: «Gli Urgali arriveranno fra poche ore. Sappiamo che sono molti, ma dobbiamo difendere il Farthen Dùr. Il fallimento significherebbe la caduta dei nani, la morte dei Varden... e alla fine anche la sconfitta del Surda e degli elfi. Questa è una battaglia che non possiamo perdere. Ora andate ed eseguite gli ordini! Jormundur, raduna gli uomini!»

Uscirono in fretta dallo studio e si separarono: Jormundur corse alle caserme. Orik e Arya scesero le scale che conducevano nel sottosuolo, Eragon e Saphira s'infilarono in uno dei quattro principali corridoi di Tronjheim. Malgrado l'ora, la città-montagna era in fermento come un formicaio: gente che correva ovunque, scambiandosi messaggi e portando fagotti in cui aveva raccolto i propri averi. Eragon aveva già combattuto e ucciso prima, ma l'angoscia per la battaglia imminente gli stringeva il cuore in una morsa di paura. Non aveva mai avuto l'occasione di prepararsi a uno scontro, e ora che poteva, si sentiva sopraffatto dal terrore. Non aveva paura quando doveva affrontare pochi nemici - sapeva di poter facilmente sconfiggere tre o quattro Urgali grazie a Zar'roc e alla magia ma in un conflitto più esteso tutto poteva accadere.

Uscirono da Tronjheim e cercarono i nani che avrebbero dovuto aiutare. Senza il sole o la luna, l'interno del Farthen Dùr era buio come nerofumo, illuminato da scintillanti lanterne che danzavano nel cratere. Forse sono sul lato opposto di Tronjheim, suggerì Saphira. Eragon assentì e le salì in groppa.

Volarono intorno a Tronjheim finché videro un gruppo di lanterne. Saphira si abbassò verso di loro, e con un lieve fruscio d'ali atterrò accanto a un gruppo di nani sbigottiti, impegnati a scavare con i picconi. Eragon spiegò in fretta il motivo della sua presenza. Un nano dal naso adunco gli disse: «C'è un tunnel a quattro iarde sotto di noi. Qualunque aiuto possiate darci, sarà gradito.» «Se sgomberate l'area sopra il tunnel, vedrò che cosa posso fare» disse Eragon. Il nano nasuto lo guardò dubbioso, ma ordinò, agli altri di allontanarsi.

Eragon respirò a fondo, preparandosi a usare la magia.

Avrebbe potuto spostare tutto il terreno dal tunnel, ma aveva bisogno di conservare energie per dopo. Allora decise di tentare di far crollare il tunnel applicando la forza sulle zone deboli del soffitto.

«Thrysta deloi» mormorò, inviando tentacoli di potere nel sottosuolo. Quasi subito incontrarono uno strato di roccia. Lo ignorò e scese più giù, finché non percepì il vuoto della galleria. Allora cominciò a cercare i punti deboli nella volta. Ogni volta che ne trovava uno, lo spingeva, lo allungava, lo allargava. Era un lavoro faticoso, ma non più di quanto lo sarebbe stato scavare a mani nude. Non faceva progressi visibili, e i nani erano sempre più impazienti.

Eragon perseverò. Poco dopo fu ricompensato da uno schianto sonoro che riverberò fino in superficie. Si udì un crepitio persistente, poi il terreno franò verso l'interno come acqua risucchiata da un canale, lasciando una fenditura larga sette iarde.

Mentre i nani ostruivano il tunnel con i detriti, il nano nasuto accompagnò Eragon alla galleria seguente. Fu più difficile, ma Eragon riuscì a replicare l'impresa. Nelle ore che seguirono, fece crollare almeno mezza dozzina di tunnel in tutto il Farthen Dùr, con l'aiuto di Saphira. La luce cominciò a filtrare dal piccolo squarcio di cielo sopra di loro. Non bastava per vedere, ma contribuì a risollevare lo spirito di Eragon. Il ragazzo volse le spalle alle rovine crollate dell'ultima galleria e si guardò intorno.

Un massiccio esodo di donne e bambini, insieme ai Varden più anziani, si riversava fuori Tronjheim. Tutti portavano provviste, indumenti e le loro cose più care. Li scortava un drappello di soldati, perlopiù ragazzi e anziani.

La maggior parte dell'attività, tuttavia, si svolgeva alla base di Tronjheim, dove i Varden e i nani stavano radunando l'esercito, diviso in tre battaglioni. Ogni divisione recava il vessillo dei Varden: un drago bianco con una rosa fra gli artigli, sopra una spada puntata verso il basso, in campo viola. Gli uomini erano silenziosi e accigliati. Le lunghe chiome spuntavano da sotto gli elmi. Molti guerrieri avevano soltanto una spada e uno scudo, ma c'erano parecchie file di lancieri e picchieri. Nella retroguardia, gli arcieri saggiavano le corde dei propri archi.

I nani erano schierati in assetto di guerra. Cotte d'armi d'acciaio brunito li coprivano fino alle ginocchia, e al braccio sinistro portavano grossi scudi rotondi con gli emblemi dei loro clan. Corte spade pendevano loro dalla cintura, mentre nella mano destra impugnavano asce da guerra o picconi. Le gambe erano coperte da gambali di maglia fitta. Indossavano elmetti di ferro e stivali borchiati di ottone.

Una piccola figura si staccò dal battaglione più lontano e corse verso Eragon e Saphira. Era Orik, armato come gli altri nani. «Ajihad vuole che ti unisca all'esercito» disse. «Non ci sono più tunnel da far crollare. C'è cibo per entrambi.»

Eragon e Saphira seguirono Orik in una tenda, dove trovarono pane e acqua per Eragon e un mucchio di carne secca per la dragonessa. Mangiarono senza lamentarsi; era sempre meglio che patire i morsi della faine.

Quando ebbero finito. Orik disse loro di aspettare e scomparve tra le fila del suo battaglione. Tornò poco dopo con un gruppo di nani carichi di placche metalliche di varia foggia. Orik ne sollevò un pezzo e lo porse a Eragon.

«Che cos'è?» domandò Eragon, accarezzando il metallo lucido, ricco di preziose incisioni e filigrana d'oro. In alcuni punti era spesso più di un pollice e molto pesante. Nessun uomo poteva combattere con quel peso, e comunque erano troppi pezzi, per un'armatura sola.

«Un regalo da parte di Rothgar» disse Orik, compiaciuto. «Giace fra i nostri tesori da tanto di quel tempo che ce n'eravamo quasi dimenticati. È stato forgiato in un'altra epoca, prima della caduta dei Cavalieri.»

«Sì, ma a cosa serve?» chiese Eragon.

«È un'armatura per draghi, diamine! Non crederai che i draghi combattano senza protezione! Le armature complete sono piuttosto rare perché ci vuole troppo tempo per farle e perché i draghi non le gradiscono molto. A ogni modo, Saphira non è ancora troppo grande: questa dovrebbe andarle bene.»

Un'armatura per draghi! Mentre Saphira annusava uno dei pezzi, Eragon le chiese: Che cosa ne pensi?

Proviamo, disse lei, con uno scintillio feroce negli occhi.

Dopo un'immane fatica, Eragon e Orik fecero qualche passo indietro per ammirare il risultato. Il lungo collo di Saphira, tranne le punte che sporgevano dal dorso, era rivestito di placche triangolari sovrapposte. Il ventre e il torace erano protetti dalle placche più robuste, mentre le più leggere le coprivano la coda. Le zampe e la schiena erano completamente rivestite. Soltanto le ali erano scoperte. Una singola placca modellata le foderava la testa, laasciandole libera la mascella inferiore per mordere e dilaniare.

Saphira provò a inarcare il collo, e l'armatura si flesse insieme a lei con tutta naturalezza. Mi rallenterà un poco, ma servirà a fermare le frecce. Come sono?

Читать дальше
Тёмная тема
Сбросить

Интервал:

Закладка:

Сделать


Volodyk читать все книги автора по порядку

Volodyk - все книги автора в одном месте читать по порядку полные версии на сайте онлайн библиотеки LibKing.




Paolini1-Eragon.doc отзывы


Отзывы читателей о книге Paolini1-Eragon.doc, автор: Volodyk. Читайте комментарии и мнения людей о произведении.


Понравилась книга? Поделитесь впечатлениями - оставьте Ваш отзыв или расскажите друзьям

Напишите свой комментарий
x