Volodyk - Paolini2-Eldest

Тут можно читать онлайн Volodyk - Paolini2-Eldest - бесплатно полную версию книги (целиком) без сокращений. Жанр: Прочая старинная литература. Здесь Вы можете читать полную версию (весь текст) онлайн без регистрации и SMS на сайте лучшей интернет библиотеки ЛибКинг или прочесть краткое содержание (суть), предисловие и аннотацию. Так же сможете купить и скачать торрент в электронном формате fb2, найти и слушать аудиокнигу на русском языке или узнать сколько частей в серии и всего страниц в публикации. Читателям доступно смотреть обложку, картинки, описание и отзывы (комментарии) о произведении.

Volodyk - Paolini2-Eldest краткое содержание

Paolini2-Eldest - описание и краткое содержание, автор Volodyk, читайте бесплатно онлайн на сайте электронной библиотеки LibKing.Ru

Paolini2-Eldest - читать онлайн бесплатно полную версию (весь текст целиком)

Paolini2-Eldest - читать книгу онлайн бесплатно, автор Volodyk
Тёмная тема
Сбросить

Интервал:

Закладка:

Сделать

I Varden si riversarono dal varco più piano che potevano. Ranghi serrati di guerrieri marciavano con le corazze e le armi avvolte negli stracci perché nessun rumore avvertisse l'Impero della loro avanzata. Saphira si unì al corteo quando tra gli uomini comparve Nasuada in sella a un destriero roano, affiancata da Arya e Trianna. I cinque si scambiarono tacite occhiate d'intesa. Nient'altro.

Durante la notte, i vapori mefitici si erano accumulati in una densa e bassa cappa di nubi che la fievole luce del mattino rendeva opaca. In questo modo, i Varden riuscirono ad attraversare i tre quarti della terra di nessuno prima di essere avvistati dalle sentinelle dell'Impero. Quando i corni suonarono l'allarme, Nasuada gridò: «Eragon, ora! Di' a Orrin di attaccare. Varden, a me! Combattete per riprendervi la vostra terra! Combattete per salvare le vostre mogli e i vostri figli! Combattete per sconfiggere Galbatorix! Attaccate, e bagnate le vostre lame col sangue dei nostri nemici! Carica!» Spronò il cavallo a un trotto veloce, e con un ruggito da belva gli uomini la seguirono, agitando le armi. Eragon trasmise l'ordine di Nasuada a Barden, lo stregone che cavalcava con re Orrin. Un istante dopo, udì lo scalpitio degli zoccoli, mentre Orrin e la sua cavalleria accompagnata dal resto dei Kull che riuscivano a correre al passo dei cavalli galoppavano da est. Caricarono i fianchi dell'Impero, respingendo i soldati verso il fiume Jiet, così da distrarli il tempo necessario ai Varden per coprire il resto della distanza senza ostacoli.

I due schieramenti si scontrarono in un fragore assordante. Le picche cozzarono contro le lance, i martelli contro gli scudi, le spade contro gli elmi, mentre al di sopra della mischia i rapaci assetati di sangue lanciavano acute grida, volteggiando impazziti per l'odore di carne fresca.

Eragon provò un tuffo al cuore. Ora devo uccidere o essere ucciso. Nello stesso momento, sentì che gli incantesimi di protezione attingevano alla sua energia per deviare gli attacchi rivolti ad Arya, Orik, Nasuada e Saphira. Saphira rimase indietro rispetto alla prima linea, perché altrimenti sarebbero stati troppo esposti agli stregoni di Galbatorix sul fronte opposto. Con un profondo respiro, Eragon cominciò a cercarli con la mente, e al tempo stesso scagliava frecce. Il Du Vrangr Gata individuò il primo stregone nemico. Nell'istante in cui fu avvertito, Eragon raggiunse mentalmente la donna che aveva fatto la scoperta e attraverso di lei il nemico a cui era collegata. Attingendo a tutto il suo potere, Eragon demolì le barriere del mago, prese il controllo della sua coscienza cercando di ignorare il terrore dell'uomo, determinò quale reparto l'uomo proteggeva, e poi lo uccise con una delle dodici parole di morte. Senza fermarsi, individuò le menti di ciascuno dei soldati non più protetti, e li uccise. I Varden esultarono vedendo l'intero reparto stramazzare al suolo.

La facilità con cui uccideva lo sorprese. I soldati non avevano una sola possibilità di fuggire o reagire all'attacco. Com'e diverso dal Farthen Dùr, pensò. Tuttavia, malgrado lo stupore per la perfezione delle sue capacità, la morte era sempre una cosa sgradevole. Ma non c'era tempo per riflettere.

Ripresosi in fretta dall'assalto iniziale dei Varden, l'esercito imperiale cominciò ad azionare le sue macchine da guerra: catapulte che lanciavano missili rotondi di ceramica indurita, trabocchi caricati con barili di fuoco liquido, e baliste che bersagliavano gli aggressori con una gragnuola di frecce lunghe sei piedi. Le palle di ceramica e il fuoco liquido provocavano danni terrificanti quando toccavano terra. Una palla esplose sul terreno a meno di dieci iarde da Saphira. Mentre Eragon si rifugiava dietro lo scudo, un frammento tagliente come un rasoio schizzò verso la sua testa, ma venne bloccato a mezz'aria da uno dei suoi incantesimi di difesa. Eragon fremette per l'improvvisa perdita di energia. Le macchine arrestarono l'avanzata dei Varden, seminando morte e orrende mutilazioni su chiunque venissero puntate. Dobbiamo distruggerle, se vogliamo durare abbastanza da fiaccare l'Impero. Sarebbe stato facile per Saphira smantellare le macchine, ma la dragonessa non osava volare fra i soldati per paura di essere aggredita con la magia. Aperto un varco fra le linee dei Varden, otto soldati nemici piombarono su Saphira, armati di picche. Ancor prima che Eragon avesse il tempo di sguainare Zar'roc, i nani e i Kull eliminarono l'intero gruppo.

«Ben fatto!» ruggì Garzhvog.

«Ben fatto!» gli fece eco Orik con un ghigno sanguinario.

Eragon non usò incantesimi contro le macchine, prevedendo che fossero protette da ogni sortilegio possibile. A meno che... Dilatando la mente, trovò quella di un soldato addetto a una delle catapulte. Pur sapendo che l'uomo doveva essere protetto da qualche stregone, Eragon riuscì a dominarlo e a dirigere le sue azioni da lontano. Guidò l'uomo verso la macchina che stavano caricando, poi lo indusse a usare la spada per tagliare la grossa fune ritorta che azionava il congegno. La corda era troppo spessa perché si spezzasse prima che il soldato venisse trascinato via dai compagni, ma il danno era stato fatto. Con un sonoro schianto, la fune lacerata cedette, facendo volare il braccio della catapulta che ferì gravemente alcuni uomini. Le labbra arricciate in un bieco sorriso, Eragon passò a un'altra catapulta e, in rapida successione, rese inoffensivo il resto delle macchine.

Tornato in sé, si accorse che decine di Varden cadevano intorno a Saphira; uno del Du Vrangr Gata era stato sopraffatto. Lanciando una feroce imprecazione, ripercorse la scia di magia e risalì all'uomo che aveva scagliato l'incantesimo fatàle, affidando l'incolumità del suo corpo e di Saphira alle sue guardie.

Per oltre un'ora, Eragon diede la caccia agli stregoni di Galbatorix, ma con scarso esito, perché erano astuti e prudenti, e non lo attaccavano mai direttamente. La loro renitenza lo sconcertava, finché non riuscì a strappare dalla mente di uno stregone - pochi istanti prima che si suicidasse - il pensiero: ha ordinato di non uccidere il Cavaliere o il drago... non uccidere il Cavaliere o il drago.

Questo risponde al mio interrogativo, disse a Saphira, ma perché Galbatorix ci vuole vivi? Ormai è fin troppo chiaro da che parte stiamo.

Prima che la dragonessa potesse rispondere, davanti a loro comparve Nasuada, il volto rigato di polvere e sudore, lo scudo ammaccato, il sangue che le scorreva lungo la gamba sinistra per una ferita alla coscia. «Eragon» ansimò, «ho bisogno di entrambi. Dovete combattere allo scoperto, dovete mostrarvi per incoraggiare gli uomini... e spaventare i nemici.»

Le sue condizioni allarmarono Eragon. «Lascia prima che ti guarisca» esclamò, temendo che potesse svenire. Devo circondarla di altre protezioni.

«No! Io posso aspettare, ma siamo perduti se non arginate la marea nemica.» I suoi occhi erano vitrei e vacui, globi bianchi sul volto nero. «Abbiamo bisogno di... un Cavaliere.» Nasuada vacillò sulla sella.

Eragon levò Zar'roc al cielo in segno di saluto. «Eccomi, mia signora.»

«Andate» disse lei, «e che gli dei, se esistono, vi proteggano.»

Eragon si trovava troppo in alto su Saphira per colpire i nemici a terra, così smontò di sella e si piazzò accanto alla sua zampa destra. A Orik e Garzhvog disse: «Proteggete il fianco sinistro di Saphira. E qualunque cosa facciate, non mettetevi fra i piedi.»

«Verrai sopraffatto, Spadarossa.»

«Non accadrà» disse Eragon. «Ai vostri posti!» Poi mise una mano sulla zampa di Saphira e la guardò in un limpido occhio azzurro. Balliamo, dolcezza?

Balliamo, piccolo mio.

Eragon e Saphira fusero le proprie identità a un livello mai raggiunto prima, annullando ogni differenza fra di loro per diventare una singola entità. Ruggirono, si slanciarono in avanti e si aprirono una strada verso la prima linea. Una volta raggiunta, Eragon non seppe più distinguere di chi fosse la bocca che eruttò selvagge lingue di fuoco che avvolsero una decina di soldati, cuocendoli nelle proprie armature, né di chi fosse il braccio che roteò Zar'roc per abbatterla sull'elmo di un nemico.

L'odore metallico del sangue impregnava l'aria, mentre cortine sfrangiate di fumo ondeggiavano sulle Pianure Ardenti, ora nascondendo ora rivelando masse, grovigli, schiere e battaglioni di corpi in fermento. In alto, i voraci spazzini del cielo aspettavano il lauto banchetto, mentre il sole proseguiva il suo cammino verso lo zenit.

Dalle menti di coloro che li attorniavano, Eragon e Saphira colsero frammenti di immagini di come apparivano agli altri. Saphira veniva sempre notata per prima: un'enorme, furiosa creatura con zanne e artigli macchiati di rosso, che uccideva chiunque le capitasse a tiro con violente zampate e guizzi di coda e turgide vampate di fuoco che travolgevano interi plotoni. Le sue fulgide squame brillavano come tante stelle incandescenti che abbagliavano i nemici con i loro riflessi. Poi, al suo fianco, scorgevano Eragon. La sua rapidità era superiore alla capacità di reazione dei soldati; con una forza sovrumana schiantava scudi con un colpo solo, squarciava armature e spezzava le armi di chi gli si opponeva. Le frecce e le lance scagliate contro di lui cadevano sul terreno fetido a dieci piedi di distanza, fermate dai suoi incantesimi di protezione.

Fu più difficile per Eragon - e di conseguenza, per Saphira - combattere contro quelli della sua stessa razza rispetto a quanto lo era stato combattere contro gli Urgali nel Farthen Dùr. Ogni volta che vedeva un volto terrorizzato o guardava nella mente di un soldato, pensava: Potrei essere io. Ma lui e Saphira non potevano concedersi nessuna compassione; se un soldato si parava davanti a loro, moriva.

Tre volte i nemici tentarono una sortita, e tre volte Eragon e Saphira uccisero ogni soldato delle prime file dell'Impero, prima di ritirarsi nel corpo centrale dei Varden per non essere accerchiati. Al termine dell'ultima incursione, Eragon si vide costretto a ridurre o eliminare alcuni incantesimi che proteggevano Arya, Orik, Nasuada, Saphira e se stesso per impedire al dispendio di energia di stancarlo troppo presto. Perché, pur essendo grande la sua forza, lo erano anche le necessità della battaglia.

Pronta? chiese a Saphira, dopo un breve momento di tregua. La dragonessa ringhiò un assenso. Un nugolo di frecce sibilò verso Eragon nell'istante in cui si rituffò nella mischia. Fulmineo come un elf o, ne schivò la maggior parte, dato che la magia non lo proteggeva più da simili proiettili, ne parò dodici con lo scudo e barcollò quando una lo colpì al ventre e una al fianco. Nessuna delle due perforò l'armatura, ma gli mozzarono il fiato e gli lasciarono lividi grossi quanto una mela. Non fermarti! Hai sopportato dolori ben più grandi di questo, si disse. Piombando su un gruppo di otto soldati, Eragon menò fendenti a destra e a manca, facendo volare le picche, con Zar'roc che sfolgorava come una mortale saetta. Ma il combattimento gli aveva rallentato i riflessi, e un soldato riuscì a trapassargli l'usbergo con la picca, lacerandogli il tricipite sinistro.

I soldati impietrirono quando Saphira ruggì.

Eragon approfittò della distrazione per fortificarsi con l'energia conservata nel rubino del pomo di Zar'roc e poi uccidere gli ultimi tre uomini.

Spazzando il terreno con la coda, Saphira gli sgomberò la via da una ventina di soldati. Nel breve lasso di tempo, Eragon si guardò la carne viva e pulsante del braccio e disse: «Waise heill.» Si guarì anche i lividi, ricorrendo non solo al rubino, ma anche ai diamanti nella cintura di Beloth il Savio.

Poi i due ricominciarono a combattere.

Eragon e Saphira riempirono le Pianure Ardenti di cataste di cadaveri, ma l'Impero non accennava a fermarsi o a ritirarsi. Per ogni uomo che uccidevano, un altro prendeva il suo posto. Un senso d'impotenza cominciò a gravare sul cuore di Eragon nel vedere la massa di soldati nemici costringere via via i Varden a indietreggiare verso l'accampamento. Vide la sua stessa disperazione specchiata nei volti di Nasuada, Arya, re Orrin e persino di Angela, quando li incontrò sul campo di battaglia.

Читать дальше
Тёмная тема
Сбросить

Интервал:

Закладка:

Сделать


Volodyk читать все книги автора по порядку

Volodyk - все книги автора в одном месте читать по порядку полные версии на сайте онлайн библиотеки LibKing.




Paolini2-Eldest отзывы


Отзывы читателей о книге Paolini2-Eldest, автор: Volodyk. Читайте комментарии и мнения людей о произведении.


Понравилась книга? Поделитесь впечатлениями - оставьте Ваш отзыв или расскажите друзьям

Напишите свой комментарий
x