Volodyk - Paolini2-Eldest

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Saphira esitò. È possibile che sia tu, se le ultime parole di Ajihad devono essere interpretate come una benedizione a garanzia della successione. Non credo che qualcuno oserebbe opporsi. Tuttavia, non mi pare la giusta via da percorrere. Prevedo soltanto guai da quella parte.

Sono d'accordo. Tanto più che Arya non approverebbe, e potrebbe addirittura rivelarsi un pericoloso nemico. Gli elfi non possono mentire nell'antica lingua, ma non hanno scrupoli a farlo nella nostra... Arriverebbe perfino a negare che Ajihad abbia mai pronunciato quelle parole, se dovesse servire ai suoi scopi. No, non voglio quell'incarico... Che ne dici di Jormundur?

Ajihad lo chiamava il suo braccio destro. Purtroppo non sappiamo molto di lui o degli altri capi dei Varden. È passato troppo poco tempo da quando siamo arrivati qui. Dovremo esprìmere il nostro parere basandoci sulle nostre sensazioni e impressioni, senza il beneficio della storia.

Eragon spappolò tra le dita un grumo di crema di tubero. Non dimenticare Rothgar e i clan dei nani; non se ne staranno in disparte. Salvo Arya, gli elfi non potranno interferire nella successione... sarà presa una decisione prima che una sola parola di tutto questo li raggiunga. Ma non si possono ignorare i nani. Rothgar appoggia i Varden, ma se incontra l'opposizione di un numero sufficiente di clan, potrebbe essere indotto a sostenere qualcuno inadeguato al comando. E chi potrebbe essere?

Una persona facilmente manovrabile. Eragon chiuse gli occhi e appoggiò la schiena al muro. Potrebbe essere chiunque nel Farthen Dùr. Chiunque.

Per lunghi minuti rimasero in silenzio a riflettere su quanto li aspettava. Poi Saphira disse: Eragon, c'è qualcuno che vuole vederti. Non riesco a mandarlo via.

Eh? Eragon socchiuse piano gli occhi, per abituarli alla luce. Davanti al tavolo c'era un ragazzino pallido, che scrutava di continuo Saphira come se temesse di essere divorato da un momento all'altro.

«Cosa c'è?» chiese Eragon, brusco ma non scortese.

Il ragazzino trasalì, avvampò e s'inchinò con deferenza. «Sei stato convocato, Argetlam, al cospetto del Consiglio degli Anziani.»

«Chi sono?»

La domanda confuse ancor di più il ragazzo. «Il... il Consiglio è... sono... persone che noi... voglio dire i Varden... abbiamo scelto per parlare in nostra vece davanti ad Ajihad. Erano i suoi fidati consiglieri, e adesso desiderano vederti. È un grande onore!» concluse con un fugace sorriso. «Sarai tu a condurmi da loro?»

«Sì, io.»

Saphira scoccò a Eragon un'occhiata interrogativa. facendo cenno al ragazzo di mostrargli la strada. Mentre camminavano, il ragazzo s'illuminò nell'ammirare Zar'roc, poi abbassò gli occhi, intimidito.

«Come ti chiami?» gli chiese Eragon.

«Jarsha, signore.»

«È un bel nome. Sei stato bravo a riferire il messaggio; dovresti sentirti orgoglioso.» Jarsha sorrise raggiante e affrettò il passo.

Giunsero davanti a una porta convessa di pietra, che Jarsha aprì con una spinta. La sala all'interno era circolare, con un soffitto a volta color del cielo, decorato di costellazioni. Al centro c'era una tavola rotonda di marmo, intarsiata con lo stemma del Dùrgrimst Ingietum: un martello circondato da dodici stelle. Erano presenti Jòrmundur e altri due uomini, uno alto e magro, l'altro basso e tarchiato; una donna con le labbra strette, gli occhi ravvicinati, e le guance colorate da fitti disegni; e una seconda donna con una criniera di capelli grigi che incorniciavano un florido volto dall'aria materna, smentita dall'elsa di un pugnale che spuntava dalle prospere colline del corsetto.

«Puoi andare» disse Jòrmundur a Jarsha, che abbozzò un veloce inchino e si dileguò.

Consapevole di essere al centro dell'attenzione, Eragon esaminò la sala, poi prese posto in mezzo a una serie di scranni vuoti, costringendo i membri del consiglio a voltarsi per continuare a guardarlo. Saphira si accucciò alle sue spalle; Eragon ne sentiva l'alito caldo sulla testa.

Jòrmundur accennò appena ad alzarsi per abbozzare un inchino, e si risedette. «Grazie di essere venuto, Eragon, benché anche tu abbia sofferto un grave lutto. Ti presento Umérth» l'uomo alto, «Falberd» l'uomo tarchiato, «e Sabra ed Elessari» le due donne.

Eragon chinò la testa, poi domandò: «Anche i Gemelli facevano parte di questo consiglio?»

Sabra scosse il capo con foga, tamburellando sul marmo con un'unghia affilata. «Quegli individui non avevano nulla a che fare con noi. Erano vermi... vermi della peggior specie... sanguisughe che agivano soltanto per i propri interessi. Non avevano alcuna intenzione di servire i Varden, e quindi non c'era posto per loro in questo consiglio.» Pur essendoci una grande distanza fra loro, Eragon riusciva a sentire il suo profumo, pungente e viscido, come quello di un fiore in putrefazione. Represse un sorriso al pensiero.

«Basta. Non siamo qui per parlare dei Gemelli» disse Jòrmundur. «Ci troviamo ad affrontare una crisi che occorre superare in fretta, e con la massima efficienza. Se non scegliamo noi il successore di Ajihad, ci penserà qualcun altro. Rothgar ci ha già espresso le sue condoglianze, ma nonostante i suoi modi più che garbati, sono sicuro che sta già elaborando una sua strategia. Dobbiamo inoltre considerare il Du Vrangr Gata, gli stregoni del Tortuoso Cammino. La maggior parte di loro sono leali ai Varden, ma è difficile prevedere le loro mosse persino quando la situazione è tranquilla. Potrebbero decidere di opporsi alla nostra autorità al fine di perseguire i loro obiettivi. Ecco perché ci serve il tuo appoggio, Eragon: per garantire la legittimità a chiunque sia destinato a prendere il posto di Ajihad.» Falberd issò la sua mole dalla sedia, piantando le mani carnose sul marmo. «Noi cinque abbiamo già deciso chi sostenere. Fra di noi, nessuno dubita di chi sia la persona giusta. Ma» aggiunse, sollevando il grasso indice, «prima di rivelarti il suo nome, vogliamo la tua parola d'onore che non una virgola della nostra discussione uscirà da questa sala, che tu sia d'accordo con noi oppure no.»

Perché vogliono questo da me? domandò Eragon a Saphira.

Non lo so, rispose lei sbuffando. Potrebbe essere una trappola. ..È un rischio che devi correre. Ricorda, però, che a me non hanno chiesto alcun impegno. Potrò sempre riferire ad Arya quanto diranno, se necessario. Sciocco da parte loro, dimenticare che sono intelligente quanto un essere umano.

Confortato da quel pensiero, Eragon disse: «D'accordo, avete la mia parola. E dunque, chi volete che comandi i Varden?»

«Nasuada.»

Colto alla sprovvista, Eragon abbassò lo sguardo per riflettere alla svelta. Non aveva preso in considerazione Nasuada per la successione, a causa della sua giovane età: era di appena qualche anno più grande di lui. Non esisteva alcun motivo concreto, ovviamente, perché non fosse lei ad assumere l'incarico, ma quali recondite ragioni erano celate dietro la scelta del Consiglio degli Anziani? In che modo ne avrebbero tratto vantaggio? Rammentò i consigli di Brom e cercò di esaminare la situazione da ogni angolatura possibile, sapendo che doveva decidere in fretta.

Nasuada ha i nervi d'acciaio, osservò Saphira. Potrebbe essere come suo padre.

Forse, ma quali sono le ragioni dietro questa scelta?

Per guadagnare tempo, Eragon domandò: «Perché non tu, Jòrmundur? Ajihad ti considerava il suo braccio destro. Non dovresti essere tu a prendere il suo posto ora che è morto?»

Un fremito d'inquietudine pervase il consiglio: Sabra raddrizzò la schiena, le mani intrecciate avanti a sé; Umérth e Falberd si scambiarono sguardi cupi, mentre Elessari si limitò a sorridere, l'elsa del pugnale che scintillava nel solco dei seni.

«Perché» rispose Jòrmundur, scegliendo le parole con cura «Ajihad si riferiva alle questioni militari, nient'altro. Inoltre, Lui si strinse nelle spalle e lasciò il piatto pressoché intatto, sono membro di questo consiglio, che ha potere solo perché ci sosteniamo l'un l'altro. Sarebbe stupido e avventato da parte di uno qualsiasi di noi elevarsi al di sopra degli altri.» Il consiglio si acquietò al termine del breve discorso, ed Elessari battè il palmo sul braccio di Jòrmundur.

Hai esclamò Saphira. Probàbilmente avrebbe già rivendicato la posizione, se avesse trovato il modo di farsi sostenere dagli altri. Guarda come lo fissano. Sembra un lupo in mezzo a loro.

Un lupo in mezzo a un branco di sciacalli, direi.

«Nasuada possiede sufficiente esperienza?» indagò Eragon.

Elessari protese le sue forme sul tavolo. «Ero qui già da sette anni quando Ajihad si unì ai Varden. Ho visto crescere Nasuada e trasformarsi da bambina vivace nella donna che è ora. Forse un po' impulsiva in certe occasioni, ma perfetta per guidare i Varden. Il popolo l'amerà. E io» dichiarò, battendosi orgogliosamente il petto «e i miei amici saremo qui per guidarla in questi tempi difficili. Non resterà mai senza qualcuno che le indichi la via. L'inesperienza non sarà un ostacolo al ruolo che le compete!»

Eragon afferrò al volo. Vogliono una marionetta!

«Le esequie di Ajihad si terranno fra due giorni» intervenne Umérth. «Subito dopo, abbiamo in programma di designare Nasuada come nostro nuovo capo. Dobbiamo ancora chiederglielo, ma siamo sicuri che accetterà. Vogliamo che tu sia presente alla nomina, perché in tal caso nessuno, nemmeno Rothgar, potrà lamentarsi della designazione. E vogliamo un tuo giuramento di fedeltà ai Varden. Questo servirà a restituire al popolo la fiducia che ha smarrito con la morte di Ajihad, e impedirà qualsiasi tentativo di disgregare questa organizzazione.»

Fedeltà!

Saphira sfiorò la mente di Eragon. Nota bene, non vogliono che giurì fedeltà a Nasuada... solo ai Varden. Già, e vogliono essere loro a designare ufficialmente Nasuada, per ribadire la supremazia del consiglio. Avrebbero potuto chiedere ad Arya o a noi di farlo, ma questo significherebbe riconoscere la superiorità del designatore su tutti i Varden. In questo modo, invece, rafforzano la loro autorità su Nasuada e ottengono il controllo su di noi attraverso il giuramento di fedeltà, con il vantaggio supplementare di avere un Cavaliere che sostiene Nasuada in pubblico. «Che succede» domandò «se decido di non accettare la vostra proposta?»

«Proposta?» replicò Falberd, perplesso. «Be'... niente, è naturale. Solo che sarebbe una terribile negligenza se tu non presenziassi alla nomina di Nasuada. Se l'eroe del Farthen Dùr la ignorasse, cosa potrebbe pensare lei se non che un Cavaliere la disprezza e trova i Varden indegni da servire? Chi potrebbe sopportare una simile onta?» Il messaggio non avrebbe potuto essere più esplicito.

Eragon strinse il pomo di Zar'roc sotto il tavolo, reprimendo l'impulso di gridare che non era necessario che lo costringessero a sostenere i Varden, che lo avrebbe fatto in ogni caso. Tuttavia in quel momento provò il desiderio di ribellarsi, di sottrarsi al giogo che stavano cercando di imporgli. «Poiché avete una così alta considerazione dei Cavalieri, potrei decidere che i miei sforzi sarebbero meglio spesi guidando i Varden io stesso.»

L'atmosfera nella sala si fece subito tesa. «Sarebbe una mossa poco saggia» dichiarò Sabra.

Eragon si arrovellò in cerca di un modo per sfuggire alla situazione. Con la morte di Ajihad, disse Saphira, temo che sarà difficile restare indipendenti dalle diverse fazioni come lui voleva. Non possiamo rischiare di inimicarci i Varden, e se questo consiglio è destinato a controllarli attraverso Nasuada, allora dobbiamo assecondarlo. Rammenta, le loro azioni scaturiscono dallo stesso spirito di conservazione che guida noi.

Ma cosa vorranno da noi quando saremo alla loro mercé? Rispetteranno il patto con gli elfi e ci manderanno a Ellesméra per l'addestramento, o comanderanno altrimenti? Jormundur mi pare un uomo d'onore, ma il resto del consiglio? Non saprèi dire.

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