Volodyk - Paolini3-Brisingr
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Seppur con riluttanza, Eragon distolse lo sguardo dal drago e lo posò sul
Cavaliere.
Murtagh aveva il capo scoperto e i suoi lunghi capelli neri ondeggiavano
come una morbida, lucente criniera. Sul volto aveva un'espressione arcigna: Eragon non l'aveva mai visto così, e sapeva che stavolta non avrebbe
avuto nessuna pietà; non poteva. Ridotto di molto il volume della voce,
benché fosse ancora più sonora del normale, Murtagh disse: «Tu e Saphira
ci avete provocato molto dolore, Eragon. Galbatorix era furioso con noi
perché vi abbiamo lasciato andare. E dopo che avete ucciso i Ra'zac era
così arrabbiato che ha fatto a pezzi cinque dei suoi servitori e poi ha rivolto
la sua ira contro me e Castigo. Abbiamo sofferto orribilmente per causa
vostra. Non accadrà più.» Portò indietro il braccio, come se Castigo fosse
sul punto di scattare in avanti e lui si stesse preparando a colpire. «Aspetta!» gridò Eragon. «Conosco un modo per liberarvi entrambi dal
giuramento prestato a Galbatorix.»
Un'espressione di disperato desiderio trasformò i lineamenti di Murtagh,
che abbassò appena Zar'roc di qualche pollice. Poi si accigliò, sputò verso
terra e gridò: «Non ti credo! È impossibile!»
«Invece sì! Lascia almeno che ti spieghi.»
Murtagh sembrava in lotta con se stesso, e per un istante Eragon pensò
che si sarebbe rifiutato di ascoltarlo. Castigo volse la testa e guardò il suo
Cavaliere, e un flusso di pensieri si trasmise dall'uno all'altro. «Accidenti a te, Eragon, ti sei servito di questa proposta come esca» esclamò Murtagh, e posò Zar'roc sul davanti della sella. «Ci eravamo già rassegnati al nostro destino; invece tu ci vuoi tormentare con lo spettro di una speranza che ormai avevamo abbandonato da tempo. Se questa speranza si dimostrerà vana, fratello, giuro che prima di portarti da Galbatorix ti taglierò la mano
destra... Tanto, per ciò che dovrai fare a Urû'baen non ti servirà.» A Eragon venne subito in mente una risposta adeguata, ma la tenne per
sé. «Galbatorix non avrebbe voluto che te lo dicessi, ma quando ero dagli
elfi...»
Eragon, non rivelare altro su di noi! esclamò Arya.
«... ho appreso che se si modifica il carattere, cambia anche il proprio
nome nell'antica lingua. La tua identità non è scolpita nella pietra, Murtagh! Se tu e Castigo riuscirete a cambiare qualcosa in voi, il vostro giuramento non sarà più vincolante e Galbatorix vi lascerà andare.» Castigo virò di parecchi iarde verso Saphira. «Perché non l'hai detto
prima?» domandò Murtagh.
«Allora ero troppo confuso.»
Una cinquantina di piedi separavano Castigo e Saphira. Abbandonata la
truce espressione di prima, il drago rosso arricciò appena il labbro di sopra,
tanto per mettere in guardia Saphira, e nei suoi scintillanti occhi cremisi
brillò un'immensa tristezza confusa, quasi sperasse che Saphira o Eragon
potessero spiegargli come mai era venuto al mondo solo perché Galbatorix
potesse renderlo suo schiavo, abusare di lui e costringerlo a distruggere la
vita di altri esseri viventi. Annusò Saphira, facendo vibrare la punta del naso. Anche lei lo annusò, la lingua che le guizzava fuori dalla bocca per
sentirne l'odore. E all'improvviso Eragon e Saphira provarono una profonda compassione per Castigo; tuttavia, pur desiderando parlare con lui, non
osarono aprirgli la loro mente.
Così da vicino, Eragon notò i tendini tesi sul collo di Murtagh e la vena
forcuta che gli pulsava in mezzo alla fronte.
«Io non sono malvagio!» gridò Murtagh. «Considerate le circostanze, ho
fatto meglio che potevo. Se nostra madre avesse ritenuto opportuno lasciare te a Urû'baen e nascondere me a Carvahall, invece, dubito che saresti
sopravvissuto.»
«Forse no.»
Murtagh si colpì il pettorale con un pugno. «Aha! Allora come faccio a
seguire il tuo consiglio? Se sono già buono, se meglio di così non avrei potuto essere, come faccio a cambiare? Devo forse diventare peggiore? Devo prima abbracciare le tenebre di Galbatorix per poi liberarmene? Non mi sembra una soluzione ragionevole. Se riuscissi a modificare la mia identità, il nuovo Murtagh non ti piacerebbe, e mi malediresti con la stessa forza
con cui ora maledici Galbatorix.»
Frustrato, Eragon rispose: «Sì, ma il punto è che non devi diventare migliore o peggiore, solo diverso. Al mondo ci sono tanti tipi di persone e
tanti modi di comportarsi con onore. Pensa a qualcuno che ammiri ma che
ha scelto una strada diversa dalla tua, e modella le tue azioni sulle sue.
Forse ti ci vorrà un po', ma se riesci a trasformare la tua personalità a sufficienza, tu e Castigo potrete lasciare Galbatorix e l'Impero, e unirvi a noi e
ai Varden, dove sarete liberi di fare ciò che volete.»
Che ne è stato del tuo giuramento di vendicare la morte di Rothgar? gli
chiese Saphira, ma Eragon la ignorò.
Murtagh lo derise. «E così mi stai chiedendo di essere chi non sono.
Fammi capire: se io e Castigo vogliamo salvarci, dobbiamo distruggere la
nostra identità, vero? La tua cura è peggiore della nostra pena.» «Ti sto chiedendo di dare la possibilità a te stesso di crescere e diventare
diverso da ciò che sei ora. È difficile, lo so, ma le persone non fanno che
reinventarsi. Liberati della tua rabbia, e potrai voltare le spalle a Galbatorix
una volta per tutte.»
«Liberarmi della mia rabbia?» Murtagh rise. «Solo quando tu ti libererai
della tua per ciò che ha fatto l'Impero a tuo zio e alla tua fattoria. È la rabbia a definirci, Eragon. Senza di essa io e te saremmo cibo per i vermi.
Tuttavia...» Con gli occhi socchiusi, Murtagh tamburellò sulla guardia a
crociera di Zar'roc e intanto i tendini del collo gli si distesero, benché la
vena che gli scorreva in mezzo alla fronte fosse ancora gonfia. «Devo ammetterlo, l'idea mi intriga. Forse ci potremo lavorare insieme quando saremo a Urû'baen. Sempre che il re ci consenta di restare uniti. Naturalmente
potrebbe anche decidere di tenerci separati per sempre. Fossi in lui, non
avrei dubbi a scegliere questa seconda possibilità.»
Eragon serrò le dita attorno all'elsa del falcione. «A quanto pare sei convinto che verremo con te nella capitale.»
«Oh, certo, fratello.» Le labbra di Murtagh si tirarono in una specie di
sorriso. «Pur volendo, io e Castigo non riusciremmo mai a cambiare in un
baleno ciò che siamo. Fino a quando non avremo l'opportunità di farlo, rimarremo fedeli a Galbatorix, e lui ci ha ordinato senza mezzi termini di
catturarvi. Non vogliamo affrontare la delusione del re. Vi abbiamo già
sconfitti una volta: sarà un gioco da ragazzi ripetere l'impresa.» Dalle fauci di Saphira divampò una fiammata; Eragon aveva pronta una
risposta sullo stesso tono, ma la ricacciò in gola. Se avesse perso le staffe,
ci sarebbe stato un inevitabile spargimento di sangue. «Murtagh, Castigo,
vi prego, non volete almeno tentare di fare come vi ho suggerito? Non desiderate opporvi a Galbatorix? Se non siete disposti ad affrontarlo, non vi
libererete mai delle vostre catene.»
«Tu lo sottovaluti, Eragon» grugnì Murtagh. «Sono secoli che rende
schiave le persone sfruttandone il nome, fin da quando reclutò nostro padre. Pensi che non sappia che il vero nome di ognuno cambia nel corso
della vita? Di sicuro ha preso precauzioni contro quest'eventualità. Se il
mio vero nome o quello di Castigo dovessero cambiare in questo preciso
istante, con ogni probabilità ciò evocherebbe un incantesimo che allerterebbe Galbatorix, costringendoci a tornare subito a Urû'baen in modo che
lui possa legarci di nuovo a sé.»
«Solo se indovina quali sono i vostri nuovi nomi, però...»
«In questo è un maestro.» Murtagh prese Zar'roc dalla sella. «Potremmo
seguire il tuo suggerimento in futuro, ma solo dopo un attento studio e una
ponderata preparazione. Non voglio rischiare che io e Castigo riconquistiamo la libertà solo perché un attimo dopo Galbatorix ce la rubi di nuovo.» Levò la spada; la lama iridescente vibrò. «Dunque non abbiamo altra
scelta se non portarvi con noi a Urû'baen. Ci seguirete di vostra spontanea
volontà?»
Incapace di trattenersi ancora, Eragon esclamò: «Piuttosto mi strappo il
cuore con le mie stesse mani!»
«Meglio se strappi i miei, di cuori!» replicò Murtagh, poi brandì la spada
sopra la testa e lanciò un selvaggio grido di guerra.
Ruggendo insieme al suo cavaliere, Castigo diede due rapidi battiti d'ali
per superare Saphira. Mentre saliva, fece un mezzo giro su se stesso in
modo da portare la testa proprio sopra il collo della dragonessa e così immobilizzarla con un solo morso alla base del cranio.
La reazione di Saphira non si fece attendere. Piegò il collo verso il basso
e portò le ali in avanti, e un attimo dopo si era già lanciata in picchiata, le
ali parallele al terreno polveroso a sostenere il suo peso instabile. Poi chiuse l'ala destra, e volse la testa a sinistra e la coda a destra, ruotando in senso orario. Colpì Castigo sul fianco sinistro con la coda muscolosa, spezzandogli l'ala in cinque punti diversi. Le estremità fratturate degli ossi cavi
gli trafissero le squame lucenti. Globuli di sangue bollente di drago piovvero su Eragon e Saphira. Una goccia schizzò sul retro della cuffia di Eragon e gli filtrò sotto la cotta di maglia fino alla pelle. Bruciava come olio
caldo. Eragon si strofinò il collo, cercando di ripulirsi.
Il ruggito di Castigo si trasformò in un lamento di dolore, e il giovane
drago passò accanto a Saphira ondeggiando, incapace di galleggiare nell'aria.
«Ben fatto!» le gridò Eragon mentre la dragonessa si raddrizzava. Poi dall'alto vide Murtagh prendere dalla cintura un piccolo oggetto rotondo e premerlo contro la spalla di Castigo. Non avvertì nessun flusso di
magia, ma quell'oggetto luccicava e, a mano a mano che gli ossi tornavano
a posto, l'ala spezzata del drago ebbe un sussulto, i muscoli e i tendini ondeggiarono e gli squarci si richiusero. Infine anche le ferite nel fianco del
drago si rimarginarono.
Come ha fatto? esclamò Eragon. Quell'affare deve aver liberato un incantesimo di guarigione, rispose Arya.
Avremmo dovuto pensarci anche noi.
Del tutto ristabilito, Castigo pose fine alla sua caduta e risalì verso Saphira a velocità prodigiosa, incendiando l'aria davanti a sé con una lancia
bollente di fuoco rosso scuro. Saphira si tuffò contro di lui, volando tutto
intorno a quella torre fiammeggiante, poi gli morse il collo, facendolo indietreggiare, gli graffiò le spalle e il petto con gli artigli anteriori e lo colpì
con le immense ali. Il bordo di quella destra agganciò Murtagh, scaraventandolo di lato sulla sella, ma il Cavaliere si riebbe subito e la colpì, aprendo uno squarcio di tre piedi nella membrana.
Sibilando, Saphira allontanò da sé Castigo scalciandolo con le zampe di
dietro ed eruttò un getto di fuoco, che si biforcò, passandogli ai lati senza
fare alcun danno.
Eragon sentì pulsare la ferita attraverso di lei. Fissò il taglio insanguinato, e i suoi pensieri iniziarono a correre. Se a combattere contro di lui non
ci fosse stato Murtagh, ma un qualsiasi mago, il giovane Cavaliere non avrebbe mai osato scagliare un incantesimo nel bel mezzo della battaglia,
perché in quel caso lo stregone si sarebbe convinto che ormai era una questione di vita o di morte, e, tentando il tutto per tutto, avrebbe risposto con
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